Un Santuario per il terzo millennio

Il santuario di San Gabriele dell’Addolorata, ai piedi del Gran Sasso, in provincia di Teramo, è tra i più conosciuti in Italia e in Europa. Una classifica vaticana lo colloca tra i quindici santuari più frequentati del mondo. Due milioni di pellegrini vi arrivano ogni anno per pregare sulla tomba del giovane studente passionista San Gabriele dell’Addolorata.

La sua fama non conosce confini. Sono almeno un migliaio le chiese a lui dedicate nei vari continenti. Un casello autostradale, ponti, viadotti, piazze, parcheggi, strade, palestre, scuole, ospedali, negozi, associazioni portano il suo nome. Migliaia di persone nel mondo si chiamano Gabriele o Gabriella in suo onore. Un santo che attira ogni anno milioni di pellegrini, affascinati dalla sua vita e richiamati dai numerosi miracoli che Dio continua ad operare per sua intercessione.

A causa del continuo aumento del flusso dei pellegrini, il 26 febbraio 1970, sotto la direzione dell’ingegnere Rino Rossi di Bologna, fu iniziata la costruzione di una nuova, grandiosa basilica dedicata al santo, dopo quella innalzata nel 1908. I progetti furono elaborati dagli “Studi Associati Buttura-Massoni” di Milano negli anni ’60, durante il Concilio Vaticano II. I lavori furono affidati prima all’impresa di costruzioni B. Di Pietro e C. di Roma e poi alla ditta Valerii di Montorio al Vomano (TE).

Nelle intenzioni dei professionisti milanesi si trattava di “Un progetto semplice e felice, come semplici e felici furono i giorni del giovane San Gabriele dell’Addolorata, come i luoghi dei suoi ultimi anni: il paesaggio fatto di sentieri, di verde e i bianchi grigi che azzurrano, in alto, la corona del Gran Sasso. Il santuario vuole esser un’isola di serenità nella serenità di questi luoghi, un grande giardino, un modo per stare insieme, una collina che sale lenta, a gradoni, quasi un invito per una passeggiata tra il verde, una passeggiata che concorre e ripropone il luogo della preghiera. La semplicità dell’opera è concretizzata dalla verità e dalla semplicità dei materiali: le strutture di cemento e ferro, libere e forti, per ricoprire le zone della preghiera: un manto di umiltà, impreziosito dal verde, dalla luce del cielo, dal disegno delle montagne. La struttura è considerata solo come un manto per proteggere la voce della preghiera. Un’opera destinata all’uomo di oggi e ancora più a quello di domani, perché nel silenzio e nella serenità l’uomo possa riaprire un colloquio con se stesso e con Dio per darsi ragione dei suoi giorni, per amare e credere ancora”.

Il nuovo santuario (a forma di croce greca), lungo 90 metri e largo 30, è stato realizzato in cemento bianco, vetro e acciaio cor-ten. D’ispirazione ecumenica, la nuova basilica protende le braccia ai quattro punti cardinali e nella cupola richiama la sagoma di una grande tenda.

La nuova basilica può contenere 10 mila persone, di cui 6 mila nelle navate. E’ uno dei santuari moderni italiani più grandi, dopo quello di Padre Pio a San Giovanni Rotondo e quello della  Madonna delle lacrime a Siracusa.

Agli angoli delle quattro navate sono stati ricavati ampi spazi per il servizio ai pellegrini: moderna cappella della riconciliazione, cappella per benedizioni, sala congressi, sale per mostre e sale per gruppi. Un ampio porticato accoglie i pellegrini all’ingresso sud-est della basilica.

Gli interventi di adeguamento liturgico (dal 1983 al 2000) sono stati progettati dall’architetto Eugenio Abruzzini di Roma, mentre le prime opere artistiche (vetrate, mosaici, bronzi) sono state realizzate dall’artista cappuccino Ugolino da Belluno.

Nella parete di fondo della navata nord risalta la grande vetrata del Cristo-luce del mondo. A sinistra, sul mosaico a tutta parete l’artista ha riprodotto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci; sulla destra campeggia la Vite mistica, al cui centro è inserito il tabernacolo, come un cuore gigantesco in bronzo dorato.

Al centro della basilica è collocato il grande presbiterio sopraelevato. Agli angoli delle quattro navate sei scalinate immettono alla cripta del santo, progettata dall’architetto Abruzzini, che fu solennemente benedetta da Papa Giovanni Paolo II, in visita al santuario, il 30 giugno 1985.

Entrando dal portale principale a sud, si accede, sulla destra, alla Cappella della riconciliazione, progettata dall’architetto Abruzzini, ampio locale con 30 moderni confessionali a disposizione dei pellegrini. A sinistra dell’atrio di ingresso la grande vetrata istoriata dai colori policromi, che racconta in tre tempi la parabola del figliol prodigo. Sulla parte di fondo della cappella risalta il grandioso mosaico del Mistero pasquale. Le due opere d’arte sono state realizzate dall’artista frate cappuccino Ugolino da Bellluno.

Nel 1991 viene realizzato, su progetto dell’architetto Abruzzini, il pavimento in granito rosa Porrino, grigio Gallura, rosso vivo, bianco e grigio scuro Labrador azzurro dell’aula liturgica e lo stupendo presbiterio dal prezioso pavimento cosmatesco (donato dalla famiglia Di Sabatino di Teramo), su cui spiccano l’altare e l’ambone, in marmo bianco Cristal jugoslavo. Nel 1997 vengono realizzati i banchi in legno di rovere, su progetto dell’architetto Abruzzini.

Il Portale centrale del santuario, in acciaio, vetro istoriato e cosmati, è stato realizzato nel 2004 dall’artista Guido Strazza di Roma. La via crucis in ceramica è stata realizzata nel 2008 dall’artista Nino Di Simone di Castelli (Teramo). Nel 2008 sono state realizzate, sempre dall’artista Di Simone, due pale a fianco del presbiterio. Le pale (ognuna misura metri 5,20×6), una dedicata alla Risurrezione e l’altra alla Crocifissione, sono state modellate in ceramica.

Nel 2012 il nuovo santuario si è arricchito di 2 organi a canne. Il primo organo elettronico a canne, dono di una famiglia di Montesilvano (PE), realizzato dalla ditta Augusto Bevilacqua di Bugnara (AQ), è stato collocato nella navata feriale. Si compone di una consolle elettronica a tre tastiere, con 5 registri per un totale di 158 canne.

Il secondo grandioso organo a canne Opus 737, in legno di rovere e canne in stagno e rame, tra cui 100 trombe, è stato costruito nel 1961 dalla ditta tedesca Späth. E’ stato assemblato, rinnovato e ampliato nel 2012 dalla ditta Anselmi Tamburini di Asciano (SI). L’organo è a trasmissione elettrica, è composto da 49 registri, da una consolle elettronica a tre tastiere e dispone di 3.200 canne.

La costruzione del nuovo santuario è durata più di un quarantennio. Non è stato facile portare avanti una simile gigantesca e costosa opera, ma grazie all’impegno economico del santuario, al contributo di numerosissimi devoti di San Gabriele (tra i quali spiccano per generosità le varie associazioni di emigrati sparse in tutti i continenti), degli abbonati a L’Eco (l’amministrazione della rivista raccolse i primi fondi per la costruzione), di alcuni grandi benefattori e di qualche ente pubblico, si è arrivati alla conclusione, pressoché totale, della costruzione del nuovo santuario.

Molti di coloro che negli anni Sessanta si chiedevano perplessi a cosa sarebbe servita una così gigantesca costruzione, visto che già si intravvedevano i segni di quella crisi religiosa che avrebbe portato a svuotare le chiese e alla secolarizzazione, si sono dovuti presto ricredere. Vedere il nuovo santuario affollato in quasi tutti i periodi dell’anno, e in più occasioni pieno come un uovo, induce anche i più scettici alla riflessione e dimostra che i progettisti avevano ragione, quando si auguravano di creare “un’opera destinata all’uomo di oggi e ancora più a quello di domani, perché nel silenzio e nella serenità l’uomo possa riaprire un colloquio con se stesso e con Dio per darsi ragione dei suoi giorni, per amare e credere ancora”.

 

Il Santuario e i Papi

Il 30 giugno 1985 Papa Giovanni Paolo II compie una storica visita al santuario, durante la quale incontra i giovani d’Abruzzo e inaugura la cripta del santo e la Cappella della riconciliazione. Giovanni Paolo II così parlò in mondovisione: “Questo suggestivo santuario di San Gabriele dell’Addolorata, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, che con la sua ardita impennata invita non solo a compiere escursioni turistiche, ma anche ascensioni spirituali”.

Il 22 febbraio 1997 il card. Joseph Ratzinger (poi Papa Benedetto XVI) soggiorna al santuario per benedire le nozze di due giovani.

Il 26 febbraio 2014 Papa Francesco, durante l’udienza in Piazza San Pietro propone ai fedeli l’esempio di San Gabriele: “Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domani celebreremo la memoria di san Gabriele dell’Addolorata: il suo esempio aiuti voi, cari giovani, ad essere entusiasti discepoli di Gesù; incoraggi voi, cari ammalati, ad offrire le vostre sofferenze in unione a quelle di Cristo; e sproni voi, cari sposi novelli, a fare del Vangelo la regola fondamentale della vita coniugale”.

Nel settembre 2014 Papa Francesco invia al santuario una significativa lettera in occasione della consacrazione del nuovo santuario.

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