SAN PAOLO DELLA CROCE – Nato ad Ovada il 3 gennaio 1694 fonda la Congrega
zione della Passione per formare missionari capaci di annunciare al mondo l’inesauribilSan Paolo della Crocee amore misericordioso di Dio Padre che si è manifestato pienamente nella Passione del Figlio, da lui definita la più grande e stupenda opera del divino amore.
La sua vita è piena di opere di misericordia: ha saputo consigliare, insegnare, ammonire e consolare, aiutando così molte anime a riprendere la via della santità. Nel periodo trascorso sull’Argentario, mentre la guerra tra austriaci e spagnoli diventava sempre più feroce, si spende  totalmente per la loro salvezza spirituale.

Sempre sollecito verso i bisognosi, insieme al fratello Giovanni Battista si prende cura dei malati dell’ospedale romano San Gallicano. Nei suoi conventi non manca mai un pezzo di pane e un po’ di vino per i molti poveri che bussano alla porta, come anche si alza incessante la preghiera a Dio sia per i vivi che per i morti.

La vita di Paolo della Croce è un’opera di misericordia continua: spende tutte le energie per vedere tante anime convertirsi e tornare ad un’esistenza pienamente cristiana, riportando nei loro cuori quella attenzione all’amore misericordioso che le distrazioni del mondo aveva loro tolto. Muore la sera del 19 ottobre 1775 nel ritiro dei Ss. Giovanni e Paolo, dopo un’esistenza trasfigurata dall’amore misericordioso di Dio.

SAN GABRIELE – Nato ad Assisi il 1° marzo 1838. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Spoleto dove primeggia a scuola e diventa leader di tutte le imprese L'immagine tradizionale di San Gabrielegoliardiche. Si dimostra sensibile soprattutto con i poveri ai quali non esita ad allungare la merendina o l’intero marsupio scucito al padre. A 18 anni la svolta, dietro pressante invito della Madonna che lo chiama tra i passionisti. Immensamente grato alla misericordia di Dio, dal convento Gabriele scrive che la sua gioia è quasi indicibile e raccomanda continuamente ai familiari la generosità verso i poverelli. Grande premura mostra anche verso i defunti, per i quali offre le sue azioni, sofferenze e preghiere. Pur non essendo sacerdote, nei dialoghi riesce sempre a edificare l’interlocutore e a suscitare nel suo animo il desiderio di migliorarsi. Le sue lettere sono un canto all’infinita misericordia di Dio e di Maria che l’hanno atteso e liberato dai pericoli. In sei anni brucia le tappe della santità senza gesta clamorose, con una vita semplice contrassegnata dall’eroicità nel quotidiano e struggente devozione alla Madonna addolorata, che chiama madre dalle pupille misericordiose. Il 27 febbraio 1862, all’età di 24 anni, pur consunto dalla tisi muore con il sorriso sulle labbra nel conventino di Isola del Gran Sasso.

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