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I
Miracoli
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La testimonianza che pubblichiamo è stata inviata da una mamma di Roseto degli Abruzzi (Teramo), che si è decisa a raccontare il fatto dopo alcu¬ni anni.
Mio figlio Simone aveva circa quattro anni e mezzo quando, in seguito a una banale caduta, riportò la frattura del brac¬cio destro. Mi recai subito all'ospedale di Giulianova (TE), pensando che entro poche ore avrei riportato mio figlio a casa con un braccino ingessato e uno spavento da dimenticare. La realtà fu invece terribi¬le: frattura a monconi notevolmente scomposti con spostamento laterale e anteriore del moncone omerale. Simone subì la trazione del braccino e io iniziai il mio calvario in stretto colloquio con Dio, al quale chiedevo di riavere mio figlio sano e libero così come me lo aveva dona¬to. Io e mio marito facemmo visitare il bambino da almeno tre specialisti ortope¬dici, ma i pareri erano sempre peggiori. Infatti si era aggiunto lo spettro di un altro handicap: l'osso si era frantumato proprio nel suo punto di crescita e quindi l'osso del braccio rischiava di non crescere più.
Simone fu visitato anche dal professor Morelli (il padre della microchirurgia in Europa) di Roma; ci assicurò che con due o tre operazioni sarebbe riuscito a far recuperare al bambino gran parte delle funzioni del braccio. Durante le sedute riabilitative, parlando con la fisioterapista, dissi: "Ma possibile che non esista un dottore capace di rimettergli il braccio a posto? Se necessario vado anche in America!". La fisioterapista mi guardò con tanta pena e mi rispose che per quello che io chiedevo ci voleva un miracolo. "Un miracolo? E chi li fa da queste parti?", chiesi. Lei mi rispose: "San Gabriele". Io non ero mai stata al santuario e mio marito acconsentì a portarci. Avevo una settimana di tempo per prepararmi un discorso per convincere il santo, perché io quella grazia la volevo ad ogni costo. Entrai per la prima volta nell'antico san¬tuario, mi sentivo stordita, non sentivo quasi il pavimento sotto i piedi, non capi¬vo niente, non ricordavo niente, dovevo però farmi coraggio perché ero lì apposta per chiedere per mio figlio. Inginocchiata davanti all'urna del santo gli offrii le mie lacrime, poi dissi a mio figlio che san Gabriele avrebbe potu¬to operare il suo braccio meglio di qual¬siasi dottore, ma glielo doveva chiedere con le sue parole. La mattina seguente, mentre facevamo colazione, mio marito come di consueto chiese ai bambini cosa avessero sognato e Simone rispose: "Ho sognato san Gabriele". Poi il papà gli chiese: "Come era vestito?". Simone esclamò: "Mamma, era bellissimo, era pieno di luce!". Allora mi girai verso mio figlio, gli presi le mani e lo osservavo, mentre continuava nel racconto e sembrava estasiato. Ebbi già la certezza di aver ricevuto la grazia dal santo. Poco tempo dopo ebbi la conferma dal professor Morelli di Roma che avrebbe dovuto operare il bambino e invece ci disse, con sua grande meraviglia, che lui non sapeva come, ma non c'era più biso¬gno di nessuna operazione e sicuramente dovevamo ringraziare qualcuno che sta molto in alto (con il dito indicava il cielo). Oggi Simone ha venti anni e non ha mai avuto nessun problema al braccio; noi andiamo periodicamente al santuario per pregare e ringraziare san Gabriele.
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