I Miracoli

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  • Protetto dal santo durante la tragedia bellica (marzo 2008)

Michele Narcisi di Tortoreto (TE) ci ha inviato l’interessante storia di suo padre Emidio, un reduce della seconda guerra mondiale, che in un diario racconta come ha sperimentato la presenza di san Gabriele anche in mezzo alla tragedia bellica.
“E' la storia tormentata della mia vita militare, che posso raccontare grazie a san Gabriele. Il 13 gennaio 1941 fui chiamato sotto le armi. A L'Aquila fui assegnato al 13° fanteria. Il 13 settembre 1941, dopo alcuni mesi di addestramento a Paganica, partimmo per la Grecia, in treno. In seguito ci attestammo ai confini con l'Albania dove rimanemmo fino alla Pasqua del 1942. I combattimenti erano aspri, le strade d'accesso bloccate, i viveri non arrivavano...
Il 13 settembre 1943 dal comando ci dissero che era stato firmato l'armistizio. Il giorno seguente i tedeschi accerchiarono con i carri armati la caserma dove eravamo di stanza; tutta la compagnia fu fatta prigioniera. Ripartimmo da Kastoria per Florina: 80 chilometri a piedi e carri armati dietro di noi. Durante il tragitto alcuni miei cari commilitoni scapparono in montagna. Io non potetti farlo perchè avevo la febbre (postumi della malaria).
Invece di riportarci in Italia, i tedeschi ci trasferirono in Polonia in tredici interminabili giorni di viaggio. In Polonia, baracche di legno e lavori forzati. Una notte, la baracca dove alloggiavo andò a fuoco: riuscii a farla franca. Ci trasferimmo forzatamente di nuovo, i bombardamenti sopra di noi infuriavano. La nostra nuova dimora era un edificio scolastico abbandonato. Altro spostamento: stavolta in Cecoslovacchia, a spalare la neve e a togliere macerie da una stazione ferroviaria.
Infine facemmo scalo a Norimberga, a pulire motori di aerei. Sull'edificio in cui abitavamo cadevano bombe a ripetizione. Noi sotto, tra morti e macerie. Mi raccomandai a san Gabriele. Avevo un libricino con il volto del santo in copertina: lo bagnai di lacrime. Pregai tantissimo, avevo la sensazione che San Gabriele mi sentisse. Una bomba cadde sopra l'infermeria, dentro c'erano 5/6 malati, tutti morti; io ne ero uscito da poco.
Ma c'è ancora di più da raccontare. Tornai, da lì a poco, a riprendere le mie misere cose, compresi gli indumenti. Un pezzo di bomba cadde sul mio zaino; per fortuna, però, non esplose. Dare a tutto questo il significato della casualità? Io so che san Gabriele mi ha aiutato, che mi ha fatto la grazia di farmi tornare sano e salvo. Ero devoto al santo anche prima che partissi per la guerra. Mia madre, tutta la mia famiglia lo era.
Ricordo sempre con commozione le parole di mia nonna :"Tu tornerai sano e salvo, ma noi non ci vedremo più, se non in paradiso". Nonna Teresa morì nel 1942. Ero al fronte, in Grecia. Tornai in Italia, mi fermai per alcuni mesi dagli zii, a Monselice. A Pagliericcio di Civitella del Tronto i miei cari stentavano a riconoscermi: ero ridotto pelle e ossa, ma ero vivo. In bicicletta venni a San Gabriele, ne sentivo un bisogno dell'animo. Sono passati più di sessant’anni, e almeno una volta l'anno vengo a Isola, al santuario”.

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