“Adesso, Lorella, alzati e cammina”

Nel giugno 1975 il Santo opera uno dei suoi miracoli più strepitosi. Si tratta della guarigione istantanea di Lorella Colangelo, una bambina di Montesilvano (PE), che così alcuni anni dopo racconta il prodigio.

Fin dalla prima elementare ho cominciato a sentirmi male. Quando avevo 8 anni, la cosa peggiorò e così i miei genitori mi portarono da vari medici. A 10 anni quasi non potevo più camminare, inciampavo sempre. I medici non riuscivano a capirci molto. Fui ricoverata all’ospedale di Ancona, dove scoprirono che avevo la leucoencefalite, malattia allora incurabile, che impediva appunto l’uso delle gambe.

Un giorno, eravamo a metà giugno 1975, venne ad Ancona mia zia, per assistermi. Una domenica tutti quelli della mia camerata, compresa la zia, erano andati a messa. Ad un certo punto io vidi una luce intensa, da cui uscì un frate che indossava una tunica nera, un mantello e i sandali ai piedi. Aveva anche uno stemma a forma di cuore. Capii subito che era san Gabriele. Stava davanti a me sorridente, un viso luminosissimo, occhi limpidi e scuri. Con quel sorriso mi disse: “Lorella, vieni da me, ti addormenterai sulla mia tomba e tornerai a camminare”. Mi guardò, sorrise, si voltò e sparì.

Immediatamente non raccontai niente a mia zia. Ma da quel giorno (era il 16 giugno) per una settimana intera rividi san Gabriele in sogno. Mi accadeva sia di giorno che di notte, bastava che mi addormentassi. Lui mi ripeteva sempre la stessa cosa: “Lorella, vieni, ti addormenterai sulla mia tomba e tornerai a camminare”. Ma dal terzo giorno in poi il Santo non mi sorrideva più, cominciava ad essere triste. Finché, la quinta volta mi disse: “Lorella, vieni, perché non vieni? Ti addormenterai sulla mia tomba e tornerai a camminare”.

L’ultima volta che lo sognai, san Gabriele aveva il volto triste e mi disse: “Lorella, vieni, prima che scada il tempo”. Intanto mia madre era tornata ad Ancona e a lei raccontai tutto. Mi credette subito, tanto che andò dal primario a chiedere il permesso di andare a San Gabriele. Il primario disse che non era il caso, viste le mie condizioni di salute. Mia madre insistette e alla fine il primario diede il permesso, ma prima mi fece scrivere su un foglietto quello che mi era accaduto.

Così tornammo a casa a Montesilvano e il 23 giugno ci recammo al santuario di san Gabriele. Arrivati, mia madre chiese ad un frate se poteva mettermi sulla tomba del santo. Il frate acconsentì, io mi addormentai subito e ad un certo punto mi apparve una luce intensa in cui vidi san Gabriele sorridente, con un crocifisso di legno in mano. Mi disse: “Adesso, Lorella, alzati e cammina”. Aprii gli occhi, guardai intorno, vidi tanta gente che prima non c’era. Ero confusa, pensavo che dovessi andare a scuola. Mi alzai come se nulla fosse, scavalcai il piccolo recinto in ferro, mi trovai innanzi mio padre che, appena mi vide, prima restò muto, poi gridò: “Reggetela, perché cade” e si mise a piangere e a ridere nello stesso tempo. Gli dissi di non preoccuparsi perché non sarei caduta. Quindi andai nella cappella del santo a ringraziarlo.

 

 

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