• Nascita: 16 novembre 1900
  • Morte: 11 novembre 1952
  • Beato: 15 marzo 1998

Eugenio Bossilkov

Era sicuro. In patria lo attendevano una dolorosa via crucis e la condanna a morte. Inutili i suggerimenti di restare in Italia. “Io sono il pastore del mio gregge, ripeteva. Non posso abbandonarlo”. A Roma, la vigilia della partenza, salutando la comunità si raccomandò alle preghiere di ognuno. Tutti capirono che quello era l’addio definitivo. Qualche giorno prima l’avevano visto pregare davanti all’immagine della Madonna a Santa Maria Maggiore. “Ho chiesto la grazia del martirio”, aveva confidato a un confratello. E monsignor Eugenio Bossilkov, il 17 ottobre 1948, tornò in Bulgaria. Fedele al suo compito di buon pastore. Fino al dono della vita.

Era nato il 16 novembre 1900 a Belene, sulla riva del Danubio. Bambino, aveva rischiato di annegarvi mentre giocava. Mamma Beatrice che vede già la tragedia, sospira verso il cielo e promette di donarlo al Signore. E il piccolo si salva per miracolo. A tredici anni è accompagnato dalla mamma al seminario passionista. Ragazzo vivace, amante dello scherzo, studia in Bulgaria, Belgio e Olanda. Il 29 aprile 1920 emette la professione religiosa, il 25 luglio 1926 viene ordinato sacerdote. Dopo l’ordinazione frequenta il Pontificio Istituto Orientale a Roma laureandosi nel 1932 con la tesi “L’unione della Bulgaria con la Chiesa romana nella seconda metà del secolo XIII”. Tornato in patria il vescovo di Russe monsignor Damiano Theelen, passionista, lo vuole suo segretario e lo nomina anche parroco della cattedrale. Eugenio stupisce subito per le molteplici attività religiose, culturali e ricreative che vi porta. La parrocchia acquista nuova vita e la chiesa vede un consistente aumento di presenze soprattutto giovanili. Il vescovo lo elogia più volte in pubblico. Ma nel 1934 Eugenio viene improvvisamente trasferito nella parrocchia di Bardarski Gheran. Appena la notizia si diffonde, i fedeli inviano una lettera al vescovo per scongiurare il trasferimento. Tra i tanti meriti di Eugenio, mettono in risalto il vivace risveglio della parrocchia, gli ottimi rapporti instaurati con il mondo della cultura e degli ortodossi, il prestigio acquistato dalla Chiesa cattolica, l’opera in favore dei ragazzi e dei giovani, l’attività caritativa. “Non c’è iniziativa, si scrive, che non sia appoggiata da lui e per la quale non abbia sacrificato tempo, lavoro e mezzi. Lui gode della fiducia di tutti. Mai abbiamo avuto in Russe un sacerdote così amato, stimato e seguito. Lo provano le lacrime di piccoli e grandi, le proteste vivissime alla notizia del suo trasferimento. La sua partenza sarà una sciagura per Russe ed avrà conseguenze disastrose per la vita cattolica della nostra città”. Ciò nonostante, il vescovo è costretto a privarsi dello stimatissimo e stretto collaboratore. Infatti proteste e lamentele più forti sono purtroppo arrivate anche da Bardarski Gheran. Discordie, rapporti tesi, reciproche accuse tra i sacerdoti che vi lavorano, incomprensioni tra sacerdoti e fedeli, attriti insanabili tra cittadini bulgari e una colonia tedesca presente in parrocchia hanno reso la situazione insostenibile. Per non parlare poi dello stato economico parrocchiale che è un vero disastro. Monsignor Theelen crede che solo Eugenio potrà risolvere tutto e riportare la pace in quella parrocchia. Così nel giugno del 1934 Eugenio arriva a Bardarski-Gheran, nel cuore della pianura danubiana. E in pianura arriva il ciclone che travolge e rinnova. Lui è giovane e pieno di iniziative. Comin