• Nascita: 12 marzo 1878
  • Morte: 11 aprile 1903
  • Venerabile: 29 novembre 1931
  • Beato: 14 maggio 1933
  • Santo: 02 maggio 1940

Gemma Galgani

Gemma Galgani, la povera Gemma come ama firmarsi lei, nasce a Borgo Nuovo di Capannori (Lucca) il 12 marzo 1878 dal farmacista Enrico e da Aurelia Landi. E’ la quinta di otto figli. Tra i suoi antenati personaggi illustri e santi. Arriva dopo quattro fratellini. “Ho tanto pregato Dio che mi concedesse una bambina”, sospira la signora Aurelia. Gemma è vispa e affettuosa. A quattro anni già lavora la calza e già sa leggere. A cinque si disimpegna bene con il breviario per l’ufficio della Madonna e dei defunti in lingua latina. Nel libro delle preghiere cerca avidamente il nome di Gesù e con il ditino lo indica soddisfatta alla mamma. Gli occhi grandi e vivaci però, diventano subito pensosi quando si posano sul crocifisso.

“Mamma, parlami un altro poco di Gesù”, ripete insaziabile. E mamma Aurelia, ormai segnata dal male, raccoglie le ultime forze per accontentarla. E’ lei che per prima si accorge dei tesori di grazia racchiusi nel cuore di Gemma. Donna santa, diventa sapiente guida spirituale della bimba. Anche il papà, uomo pio e virtuoso, è orgoglioso di Gemma; ma la mamma è un’altra cosa. La piccola frequenta le scuole presso le suore Zitine di Lucca, dove la famiglia Galgani si è trasferita subito dopo la nascita di Gemma. Intelligente, risulta la migliore della classe. Avrà una comprensibile flessione solo nella prima adolescenza continuando però a brillare nella cultura religiosa. “Avrei piacere che tu facessi l’università”, le dice un giorno il papà pensando al futuro. Come premio degli ottimi risultati ottenuti nello studio, Gemma chiede sempre il racconto della passione di Gesù. Aurelia, colpita da tisi polmonare, spesso è costretta a letto. Vicino a farle compagnia parlando del Crocifisso e del paradiso le rimane soltanto la piccola Gemma. La mamma fa capire che morirà contenta solo se prima alla sua Gemma sarà amministrata la cresima. Nel giorno della cresima, il 26 maggio 1885, il Signore parla alla bambina chiedendole un grande sacrificio. Lo racconta lei stessa con innocente e ingenua semplicità. “Feci la cresima piangendo perché chi mi accompagnava volle ascoltare la santa messa e io temevo sempre che la mamma andasse via senza portare anche me. Ascoltai alla meglio la messa pregando per lei. Tutto ad un tratto una voce al cuore mi disse: la vuoi dare a me la mamma? Sì, risposi, ma se prendete anche me. No, mi ripeté la solita voce; tu ora devi rimanere col babbo; la condurrò in cielo, sai! Fui costretta a rispondere di sì; finita la messa corsi a casa. Mio Dio! Guardavo la mamma e piangevo; non potevo trattenermi”. Presto si accorgono che non è prudente lasciare lì la bambina: potrebbe morire addirittura prima della mamma.

La portano perciò a san Gennaro presso gli zii materni. Nel 1886 Aurelia muore e Gemma, la piccola Gemma, consola chi ne piange la morte prematura: “Perché piangete? La mamma è andata in paradiso”. Il 17 giugno 1887 a nove anni riceve la prima comunione. L’ha implorata insistentemente dal confessore monsignor Giovanni Volpi, dal papà e dalla maestra. “Datemi Gesù, vedrete che sarò più buona, non sarò più quella di prima; ma datemelo perché non ne posso più”. Quando le dicono che presto farà la prima comunione, non riesce a trattenere la gioia. “Corsi, scriverà, a ringraziare Gesù in chiesina e lo pregai caldamente a prepararmi bene alla santa comunione”. Non è difficile accorgersi che Gemma è una bambina straordinaria. I segni della predilezione divina sono più che evidenti. Le sofferenze intanto non mancano.

Dopo la morte della mamma perde anche il fratello Gino, seminarista diciottenne, cui è legata da una profonda affinità spirituale. Nel 1896 subisce una operazione al piede per carie ossea: il chirurgo le raschia l’osso ammirando la fortezza di Gemma che sopporta il dolore guardando il Crocifisso. Per lei è una gioia. Scrive infatti: “Gesù dopo tanto mi consolò (!); mi mandò un male in un piede”. A cinquantasette anni nel 1897, muore il padre per cancro alla gola. “Gemma, dirà la zia Elisa, pianse tanto tanto; ma si rassegnò alla volontà di Dio”. Nella circostanza i creditori sbucano da ogni parte. “Mi misero le mani in tasca, ricorderà Gemma, e mi levarono quei cinque o sei soldi che avevo”. Farmacia e casa Galgani sono poste sotto sequestro. La povera Gemma sperimenta miseria ed umiliazione. E’ costretta a vivere fuori casa, lontano dai suoi. Per aiutare la famiglia lavora a scuola di taglio. Accolta a Camaiore (Lucca) da una zia materna, le dà una mano nel negozio di mercerie. E’ una giovane di “non ordinaria avvenenza; gentile, non ricercata nel ve- stire, ma fa sempre una bella figura. Ha due occhi meravigliosi che scintillano come due soli”. Conosce molto bene il francese, si intende di pittura e ricamo, ha una bellissima voce, compone bei versi. Non manca di intuito, di sensibilità, di dolce e composta fierezza. Qualche giovane la sogna come sposa. Ma Gemma da tempo ha deciso di essere “sposa di un re crocifisso; essere tutta e solo di Gesù”. Vive da sempre quella dimensione che confiderà un giorno a padre Germano Ruoppolo: “Io sono di Gesù; nacqui per Lui”. E di matrimonio neppure a parlarne. Nel 1899 si ammala gravemente.

Resta immobile a letto quasi un anno. Viene operata per un ascesso ai reni; le sono inoltre applicati una dozzina di bottoni di fuoco lungo la spina dorsale: interventi subiti senza anestesia. Compare un ascesso alla testa. Riceve il viatico. “I medici, scriverà Gemma, credendo che io non capissi dissero tra loro che non sarei arrivata alla mezzanotte”. Alla fine di febbraio viene colta da una otite all’orecchio sinistro. Le consigliano di fare una novena per ottenere la guarigione. Gemma ubbidisce anche se vorrebbe andarsene in paradiso. Inizia la novena più volte ma non riesce mai a terminarla. Le compare allora Gabriele dell’Addolorata che ogni sera l’accompagna nella preghiera. Gemma miracolosamente guarisce. Da allora cominciano a chiamarla affettuosamente la ragazzina della grazia. Nel 1899 Gemma conosce i Passionisti durante la missione predicata a Lucca in preparazione all’anno santo del 1900. Li vede vestiti come Gabriele dell’Addolorata. Per questo, dirà, “un’affezione speciale mi prese per essi”. Nello stesso anno viene accolta dalla nobile ed esemplare famiglia Giannini dove i Passionisti sono di casa. Sarà amata e venerata come una figlia. Conosce il padre Germano Ruoppolo che diventerà sua guida spirituale e con il quale intesserà una fitta corrispondenza epistolare. Gemma lo chiamerà sempre “babbo mio”. Per ordine di padre Germano, Gemma scrive l’autobiografia: candi- da e trasparente testimonianza del suo straordinario mondo interiore. Il prezioso manoscritto le viene sottratto dal demonio: sarà restituito con pagine affumicate dopo ripetuti esorcismi. Nel 1902 muoiono il fratello Tonino, la sorella Giulia e la zia Elena. Anche lei si ammala gravemente. Soffre forti dolori fisici e terribili vessazioni diaboliche. I medici non trovano l’accordo sulla natura della sua malattia. Gemma vive la solitudine di Gesù in croce anche se la famiglia Giannini è sempre accanto a lei. La vigilia della morte confida a Cecilia Giannini: “Ho da essere crocifissa con Gesù. Gesù mi ha detto che i suoi figli debbono morire crocifissi”. E crocifissa da ogni dolore, muore a Lucca sabato santo 11 aprile 1903, “mentre le cadono due lacrime dagli occhi” e mentre invoca la Madonna: “Mamma mia, raccomando l’anima mia a te. Dì a Gesù che mi usi misericordia”. Nel 1907 padre Germano pubblica la biografia di Gemma che ha una larghissima e sorprendente diffusione anche all’estero. Nel 1923 le spoglie mortali della giovane, dal cimitero cittadino sono traslate nel monastero passionista aperto a Lucca nel 1905 e sognato lungamente da Gemma. Pio XII la dichiara santa nel 1940. La vita di Gemma è segnata dalla sofferenza fisica e morale, da lutti familiari, da ristrettezze economiche. Gesù la associa in modo del tutto particolare alla sua Passione ed alla desolazione della croce. Trafitta nell’anima e nel corpo. Lei fin da piccola desidera di conformarsi al Crocifisso, desiderio che cresce con il passare degli anni. Si offre vittima per la conversione dei peccatori ed in riparazione delle infedeltà dei sacerdoti. Rapita in estasi prega: “Gesù questi poveri peccatori non li abbandonare, sono pronta io a fare qualunque cosa. Te sei morto in croce: fammici morire anche me… Io li voglio salvare tutti; non sono io che devo soffrire per loro? Dunque prenditela con me. Di peccatori ne hai tanti, ma di vittime ne hai poche. Quando mi vuoi fare regali, fammi soffrire. O crocifiggi l’anima mia o fammi morire”.

Diventa l’espropriata; dona tutto. Per sé chiede solo e sempre sofferenze; per gli altri implora insistentemente la conversione e la salvezza. “Io non voglio da Gesù, altro che Gesù”, protesta. E il Gesù di Gemma è quello crocifisso. Orgogliosa di essere “frutto della sua Passione, germoglio delle sue piaghe”. Il soprannaturale è il suo ambiente; lei abita nel mistero. Gode di estasi frequentissime, la trovano spesso abbracciata al Crocifisso; parla con incantevole semplicità con il Signore e con la Madonna. Le sue parole durante le estasi sono fedelmente registrate da Cecilia ed Eufemia Giannini. E’ in affabile famigliarità con l’angelo custode: spesso si serve di lui per recapitare le lettere al direttore spirituale. E tutto arriva puntualmente da Lucca a Roma. Scrive: “La lettera appena terminata la dò all’angelo. E’ qui accanto a me che aspetta”. L’8 giugno 1899, vigilia della festa del Sacro Cuore di Gesù, riceve il dono delle stigmate; grazia dolcissima e dolorosa che la rende una viva immagine del Crocifisso. Racconta lei stessa: “Comparve Gesù che aveva tutte le ferite aperte, ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco che in un momento solo vennero a toccare le mie mani, i miei piedi e il cuore. Mi sentii morire, sarei caduta per terra; ma la mamma (celeste) mi sorresse ricoperta sempre con il suo manto”. Durante la preghiera suda sangue e sul suo corpo, oltre le stigmate, appaiono anche i dolorosi segni della flagellazione e della coronazione di spine. Non mancano coloro che dubitano sull’origine divina delle stigmate, riservando critiche, sospetti e accuse umilianti alla povera Gemma. Ma padre Germano giudica autentici i fenomeni mistici e la difende da ogni accusa. Le stigmate si aprono e sanguinano dalle ore venti di ogni giovedì alle ore quindici del venerdì successivo. Lei le nasconde con guanti neri ed abito scuro. Il suo, diventa un corpo martoriato da ogni dolore. Ma lei si è totalmente consacrata alla Passione ed ha chiesto a Gesù: “Vogliamo essere una vittima sola… Voglio vivere vittima e voglio morire vittima… Signore mio Gesù, quando le mie labbra si avvicineranno alle tue per baciarti, fammi sentire il tuo fiele. Quando le mie spalle si appoggeranno alle tue, fammi sentire i tuoi flagelli. Quando la carne tua si comunicherà alla mia, fammi sentire la tua Passione. Quando la mia testa si avvicinerà alla tua, fammi sentire le tue spine. Quando il mio costato si accosterà al tuo, fammi sentire la tua lancia”. E il Signore la prende in parola. “Ieri sera, scrive Gemma a padre Germano nel Natale del 1900, alla messa di mezzanotte vidi il mio Gesù che offriva me vittima all’eterno Padre”. Gesù in una estasi le dice: “Crederai, ma come se tu non credessi; spererai, ma come se tu non sperassi; amerai Gesù, ma come se tu non lo amassi”. Vive così la “notte scura scura” dello spirito. A volte è terribilmente tormentata dal diavolo che cerca di ingannarla travestendosi anche da angelo di luce o prendendo l’aspetto del confessore. Riconosciuto e smascherato la picchia selvaggiamente lasciandola esanime sul pavimento con il volto pieno di lividi e le ossa slogate. Il diavolo glielo aveva promesso da tempo: “Bada di non far nulla per i peccatori, perché me la paghi cara”. Depongono sul petto di Gemma, appena morta, il distintivo dei Passionisti: gesto indovinato e dovuto. Chi più passionista di Gemma? Durante la missione dei Passionisti il Signore le dice: “Tu sarai una figlia della mia Passione, e una figlia prediletta”. Passionista è il suo direttore da cui Gemma assimila la spiritualità di san Paolo della Croce. Lo stesso Paolo le appare più volte divenendo “guida e maestro della sua santità”. Gemma desidera ardentemente entrare tra le monache passioniste; ma anche per i fenomeni mistici che vive e per la salute sempre precaria non verrà mai accolta.

Eppure Gesù e la Madonna, come anche Gabriele dell’Addolorata, l’hanno assicurata che lei sarà passionista. Un poema di grazia e di cielo le relazioni spirituali tra Gemma e Gabriele. Gemma incontra la prima volta Gabriele, del cui sepolcro terrà sempre una foto, nell’inverno del 1899 leggendone la vita. “La lessi più volte, scriverà lei stessa, non mi saziavo mai di rileggerla e di ammirare le sue virtù ed i suoi esempi. La sera non trovavo sonno se non avevo l’immagine sua sotto il guanciale”. Lo elegge suo protettore e consigliere. Le apparizioni di Gabriele sono frequentissime. Gabriele le fa baciare il suo abito e la corona del rosario. Spesso recitano insieme il breviario mentre Gemma è in estasi. “Aspetto, scrive al direttore spirituale, una visitina di Gabriele, devo parlargli di molte cose”. Gabriele (Gabriellino, lo chiama lei) l’accompagna verso la santità lungo la via della croce. “Gemma coraggio, le dice in una apparizione; ti aspetto al Calvario: è verso quel monte che sei diretta”. Le raccomanda la devozione all’Addolorata. “Perché ti sgomenti?, le ripete. Ricorri alla mamma mia Addolorata; io in vita mia qualunque cosa avessi chiesto a lei, l’ho sempre ottenuta”. All’occorrenza Gabriele la rimprovera sapendo essere anche un maestro esigente e severo. Proprio come un fratello maggiore. In una apparizione le dice: “Sorella mia… Sorella mia tu sarai”. Gemma gli domanda se riuscirà finalmente a diventare monaca passionista. Gabriele sorridendo le ripete: “Sorella mia…”, le fa “una carezza sulla fronte” e le dona il distintivo passionista che porta sul petto. Nonostante gli sforzi, Gemma non entrerà in monastero. Nel cuore e nello spirito però è passionista e ne professa privatamente anche i voti. Pio XII dichiarandola santa la chiamerà giustamente “spirituale religiosa passionista”. Degna figlia di Paolo della Croce, dolce sorella di Gabriele dell’Addolorata.