Un recente studio coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero universitaria Careggi e l’università degli Studi di Firenze, ha avviato lo sviluppo di un nuovo metodo che, grazie alla combinazione di modelli matematici ed elettroencefalogramma, potrebbe aiutare i medici a riconoscere sempre più precocemente i sintomi dell’Alzheimer.
L’indagine, durata quattro anni, ha coinvolto 124 persone, di cui 86 con lievi disturbi cognitivi solo soggettivi. Il nuovo approccio ha consentito di predire nell’88 per cento dei casi l’esito dell’esame del liquido cerebro-spinale basandosi solo sull’elettroencefalogramma.