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Gabriele tra noi un santo per amico

calciosociale METAFORA DELLA VITA

Inclusività, accoglienza e rispetto. Sono le tre parole d’ordine del calcio che abbatte qualsiasi barriera e che stanno alla base del Calcio-sociale. Una scommessa fatta di rispetto della diversità, crescita integrale della persona e particolare attenzione verso gli ultimi.

Calciosociale opera da otto anni nei contesti giovanili con un numero sempre crescente di utenti, bisognosi oggi come non mai di un punto di riferimento che proponga una valida alternativa in contesti particolarmente degradati. I principi e i valori di cui Calciosociale si fa promotore si esprimono attraverso il gioco del calcio inteso come metafora della vita, creando così le basi per promuovere i valori dell’accoglienza, del rispetto delle diversità, la corretta crescita della persona e un sano rapporto con la società. Ogni iniziativa promossa ha uno scopo prettamente pedagogico, di alto spessore qualitativo e dal valore psicoterapeutico, con l’obiettivo di porre l’attenzione sulle capacità, e non sugli handicap presenti nei soggetti considerati difficili. L’attività sportiva diventa poi l’anticamera per la promozione di eventi culturali e spirituali, come il Triangolare della spiritualità, capaci di rimettere in movimento la co-scienza collettiva a favore delle emergenze sociali presenti in Italia.

Nel 2009 Calciosociale entra in possesso di un imponente complesso in stato di totale abbandono, situato nella periferia popolare a sud ovest della capitale, a pochi chilometri dal grande raccordo anulare nel quartiere di Corviale. Il complesso doveva essere, almeno nelle intenzioni dei progettisti, un’eccellenza dell’edilizia popolare, un luogo di aggregazione, con i suoi ballatoi e spazi comuni, seminterrati. Invece, l’impossibilità di portare a termine quanto iniziato, ha trasformato questo smisurato colosso in un pubblico imbarazzo. È proprio qui, in questi spazi occupati da storie di povertà, immigrazione e abusivismo che un gruppo di coraggiosi coltivatori di anime, ha deciso di costruire un campo di calcio ma anche di vita, il primo centro al mondo di Calcio-sociale. Con gli occhi di chi guarda verso il futuro nonostante il degrado che lo circonda, il centro sportivo viene chiamato Campo dei miracoli. All’esperienza di Calciosociale del quartiere di Corviale, ne sono seguite altre a Montevarchi, in provincia di Arezzo, a Napoli nel quartiere di Scampia, a Cagliari e infine a Carsoli in Abruzzo.

Il centro, nato con lo scopo di diffondere la cultura della legalità a servizio degli abitanti del quartiere, rappresenta un ambiente educativo, accessibile a tutti quelli che ne hanno bisogno, senza escludere nessuno, dove lo sport viene reinterpretato alla luce dei valori. Un luogo dove l’incontro con chi ci appare così distante dal nostro vivere è reso possibile, nonostante le differenze, partendo da ciò che ci rende simili e unici al tempo stesso. Un luogo dove c’è spazio per l’uomo e per tutti quegli aspetti che lo rendono speciale: la creatività, i sentimenti, il mestiere, la voglia di fare, la dimensione spirituale.

Insomma un luogo dove fare del bene. Quel bene, quell’amore che il giovane Gabriele ha sempre nutrito verso il prossimo e che gli fa guadagnare il titolo di consolatore dei poveri. La sua socievolezza e capacità di stabilire contatti diviene carità cristiana che gli rende possibile entrare in comunione con tutti gli uomini. Riesce a vedere ogni persona “in Dio e in ordine a Dio”. Delle necessità degli altri non gli sfugge niente, tanto che lo chiamano “la mamma di tutti”. Se c’è una preferenza è per quelli che vede più isolati, per gli ultimi, proprio come a Calcio-sociale.