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COSTRUIRE SULLA ROCCIA

“La contentezza e la gioia che io provo entro queste sacre mura è quasi indicibile, a paragone dei vani e leggeri passatempi mondani che si gustano nel mondo. Assicuratevi pure, o papà mio, ad un figlio vostro che vi parla col cuore alle labbra, che non baratterei un quarto d’ora  di stare innanzi alla nostra consolatrice e speranza nostra, Maria santissima, con un anno e quanto tempo volete con gli spettacoli e i divertimenti del secolo”.

Quanto scrive il 23 ottobre 1856 il diciottenne confratel Gabriele dell’Addolorata novizio a Morrovalle al papà Sante Possenti, è un inno alla gioia da far invidia a quanti, a quell’età, cercano smisuratamente soddisfazioni e godimento nelle forme più o meno lecite, ma che sperimentano assenza di senso e un vuoto che viene colmato non sempre in modo adeguato e costruttivo. Se è vero che anche oggi non mancano giovani generosi che fanno della loro vita un capolavoro nella generosità del volontariato, dello studio impegnato e di amicizie sane, molto di più, ahimè, ci dicono le cronache, sono coloro che devono combattere contro solitudine e tristezza.

L’Organizzazione mondiale della sanità continua a lanciare allarmi sulla precoce manifestazione di disturbi mentali di adolescenti e giovani e ricorda che il suicidio è la seconda causa di morte negli under 25. Eppure non vivono sotto una regola dura e difficile come quella dei novizi passionisti del 1856 e nemmeno in terre particolarmente povere. Tra le patologie mentali oggi più diffuse crescono la depressione e l’ansia, realtà che toccano 2,8 milioni di italiani e che, secondo il Ministero della Salute, ha fatto salire il consumo dei farmaci antidepressivi del 38% in soli 10 anni. Cosa sta succedendo? Continuamente connessi col mondo intero, ci si sente soli ad affrontare le normali e inevitabili fatiche della vita; continuiamo a parlare di dialogo e si vive come isole senza alcun ponte tra l’una e l’altra. Un giovane ricoverato all’ospedale del Cottolengo mi diceva: “Padre ho paura di tutto eppure non mi manca nulla”. Le cause di questa situazione, ci dicono gli esperti, solo in parte possono essere genetiche, molto di più sono quelle ambientali.

Eppure leggere le lettere di san Gabriele è un’iniezione di fiducia; la sua esperienza ci dice che è possibile vivere in pienezza l’esistenza e la gioventù può essere davvero un tempo di benedizione per tutti, ma ad una condizione: che si costruisca la casa della vita su una roccia resistente, e quella roccia che tiene salda la costruzione anche nelle bufere più tremende si chiama Vangelo.

Cari lettori, abbiamo una sola vita e ogni giorno scriviamo una pagina esistenziale che non potrà più essere ripetuta: approfittiamone! Accogliamo il suggerimento di papa Francesco di leggere ogni giorno qualche riga di quel libricino che non a caso ha per titolo “buona notizia”e soprattutto, imitando il nostro santo, viviamolo, riempiamo le nostre giornate di cose belle, dalla preghiera al lavoro, dal dono di sé al coltivare amicizie sincere e sane. San Gabriele ci ricorda che con Gesù l’ultima è parola è Vita! Sempre!

Carmine Arice

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