La storia di Marco Proietti, “per sempre” tra i passionisti
Marco Proietti è nato a Viterbo il 26 dicembre 1983. Dopo la scuola d’obbligo ha scelto di frequentare un corso di formazione professionale per diventare operatore socio-sanitario (OSS), lavoro che ha svolto per 8 anni in una casa di cura nei reparti di riabilitazione motoria, lungodegenza medica e RSA. Un lavoro di alto impegno sociale, svolto con alta professionalità e passione, conducendo parallelamente uno stile di vita spensierata incentrata sulla ricerca del divertimento, che lo ha allontanato dalla Chiesa. Pensava di formarsi una famiglia, la casa era già pronta, ma vari e senza successo, i tentativi di trovare la compagna giusta.
Un fatto inaspettato sconvolse la vita di Marco e della sua famiglia, la morte di una zia di 59 anni di età. Una figura importante, che preparando il pranzo per tutti nei giorni di festa, teneva unita la famiglia alleviando i frenetici ritmi lavorativi della settimana, dato che i genitori svolgevano entrambi un’attività imprenditoriale.
Marco cominciò a porsi domande sul senso della vita e a riavvicinarsi alla Chiesa. Accettò di partecipare a un incontro con un veggente di Medjugorie. Il veggente mancò all’appuntamento, tuttavia Marco partecipò alla catechesi e alla messa. Seguì un forte desiderio di confessarsi, ma si vergognava di andare dal suo parroco. La mamma gli indicò i religiosi del convento dei passionisti di Sant’Eutizio, in Soriano nel Cimino (VT). Marco rimase molto soddisfatto dell’incontro con i passionisti e cominciò a frequentarli nei momenti liberi dal lavoro. Fece amicizia anche con le monache passioniste di Vignanello.
Un pellegrinaggio a Medjugorje fece maturare la decisione di tentare l’avventura di diventare passionista. Si prepara visitando spesso il convento passionista di Vetralla (VT), poi trascorre il postulato (prima esperienza di vita in comunità) a Morrovalle (MC), e, a 37 anni di età entra in noviziato (il primo anno formale di vita passionista) a Caravate (VA). Studia teologia a Napoli. Trascorre il periodo di preparazione alla scelta decisiva, la professione perpetua, nel convento del Monte Argentario (GR), il primo della congregazione, fatto costruire dal fondatore san Paolo della Croce. Qui si occupa della cura del santuario e dell’accoglienza di pellegrini e turisti che usano la struttura per l’accoglienza. Si prepara all’apostolato, partecipando a missioni popolari, lavorando in parrocchia preparando i bambini a prepararsi alla prima comunione e alla cresima.
Cosa hai trovato di bello e interessante tra i passionisti? “Nella famiglia passionista ho trovato una meta nella mia vita, mi sono sentito amato da Dio e questo dà senso a tutte le mie giornate, riempie la mia vita, non mi annoio. Ho trovato un clima di serenità e fraternità”.
Lo scorso 18 ottobre, a 41 anni di età, Marco ha pronunciato la formula che l’impegnava pubblicamente per sempre a osservare i voti di povertà, castità, obbedienza e, caratteristica dei passionisti, di annunciare e testimoniare l’amore di Gesù Cristo per l’umanità dimostrato soprattutto nella sua passione e morte in croce, sorgente di vita nuova e risurrezione.
Quali sentimenti hai provato nel fare la professione perpetua? “Forti, gioiose e indimenticabili emozioni. Il Signore ancora una volta mi ha dimostrato quanto sia fedele a quanto Egli promette. Sento che il per sempre, seppur riserverà altre salite da scalare, difficoltà da affrontare, tuttavia non mi spaventa perché a guidare la mia vita c’è il Signore Gesù Cristo che in questo cammino di conversione continua, mi riempie anche di consolazione e gioia, a cominciare da quella di condividere la vita in comunità con i confratelli”.