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DUE GIUBILEI PER UN NUOVO INIZIO

Giubileo, una parola che evoca eventi festosi, straordinari, unici. Ma per i lettori de L’Eco di san Gabriele ce ne sono ben due in programma. Uno è il Primo Centenario della Canonizzazione di san Gabriele: doveva inaugurarsi il 13 maggio 2020, è stato rinviato, a motivo del Covid 19, al prossimo 27 febbraio. L’altro Giubileo è il Terzo Centenario di Fondazione della Congregazione dei Passionisti, fondata da san Paolo della Croce (1694 -1775), di cui san Gabriele è uno dei figli più rappresentativi e conosciuti.

Paolo Danei, il futuro Paolo della Croce, a 20 anni decide di consacrarsi totalmente a Dio. Si sente ispirato a “radunare compagni”, a fondare una congregazione religiosa per condividere e annunciare al mondo l’amore al Crocifisso da cui si sente infiammato. Deve attendere perché la famiglia ha bisogno del suo aiuto. Rinuncia a una cospicua eredità e a 26 anni saluta la famiglia e il 22 novembre del 1720 va dal suo vescovo e direttore spirituale, per farsi rivestire dell’abito da eremita. Ritornato al paese, Castellazzo (AL), si rinchiude in uno sgabuzzino della chiesa di san Carlo per un ritiro di 40 giorni durante il quale scrive le Regole della congregazione che intende fondare. Il ritiro termina il 1° gennaio 1721. Ecco allora le date del Giubileo Passionista: 22 novembre 2020 – 1° gennaio 2022.

Scende a Roma dove pensa ingenuamente di poter incontrare il Papa e chiedergli di approvare le Regole che ha scritto, ma al portone del palazzo papale, malmesso come era, viene respinto. Venti anni più tardi si sentirà dire dal Papa: “Questa Congregazione è l’ultima a nascere ma doveva essere la prima”.

Dopo il mancato incontro con il Papa, Paolo va davanti al quadro della Madonna Salvezza del Popolo Romano in Santa Maria Maggiore dove fa voto di far memoria della Passione di Gesù.

“Far Memoria della Passione di Gesù Cristo”: questa la formula che racchiude il significato del carisma, cioè della spiritualità di san Paolo della Croce e dei Passionisti. Paolo è austero, ma non è malato di “dolorismo”. Infatti definisce la passione e morte in Croce di Gesù come “la più grande e stupenda opera del divino amore”. Il dolore è la misura, totale, che rende credibile l’amore di Dio. La croce è “potenza e sapienza di Dio” perché la sofferenza è trasformata in amore. Far memoria della Passione, quindi, è annunciare l’amore di Dio e farsi trasformare da questo amore. Un amore vittorioso, come ogni vero amore, perché genera vita nuova, resurrezione.

Cos’è un Giubileo? Gesù Cristo l’ha definito così: “Un lieto messaggio, un anno di grazia del Signore”. Cioè un’occasione straordinaria, una opportunità nuova, un nuovo incentivo per una vita cristiana più intensa. In breve, una sovrabbondanza di grazia e misericordia che Dio offre per rinnovarci e offrirci un nuovo inizio.

Durante il primo confinamento per la pandemia ci siamo consolati con le parole Andrà tutto bene e Nulla sarà come prima. Due frasi che la grazia, l’energia del Giubileo possono rendere vere, almeno spiritualmente. “Nulla sarà come prima”: in effetti lo scopo del giubileo ebraico (Lev 25, 1-17) e cristiano è di rinnovarci, di stabilire nuovi rapporti di solidarietà con gli altri e la natura, di ridonare a tutti la dignità e la possibilità di un nuovo inizio, una nuova opportunità di vivere in profondità il cristianesimo. “Andrà tutto bene” solo se ognuno saprà approfittare di questa “grazia” e misericordia per ricominciare una vita nuova. Non c’è nulla di magico o di automatico nel Giubileo: c’è solo una sovrabbondanza speciale della grazia di Dio, alla quale deve corrispondere l’impegno a farsi trasformare e rinascere. E allora nulla sarà come prima e tutto andrà bene.

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