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Gabriele tra noi

EPPURE C’È POSTO PER LA SPERANZA

Sfiduciati e arrabbiati. Così sono gli italiani secondo il 52° Rapporto Censis. Delusi perché non si è verificato il cambiamento promesso dai politici e timorosi che la situazione possa peggiorare. Manca un contributo organico dei cattolici alla politica del Paese e dell’Europa.

Buon anno! Nonostante le molte ombre c’è sempre spazio per la speranza, che non è mai troppa, soprattutto a inizio anno. La speranza guarda al futuro ma “lavora” sul presente. Quindi, guai a nascondere la realtà! Purtroppo la situazione non è molto felice, come emerge dal 52° Rapporto Censis, il centro studi che ogni anno fotografa la situazione socio-politica del Paese.

Delusi e incattiviti, disorientati e pessimisti, sfiduciati e arrabbiati: questo lo stato d’animo degli italiani. Perché cosi spaventati e scoraggiati? “Perché troppe cose non vanno bene e nessuno fa niente per cambiarle”, risponde quasi un terzo degli italiani. Un numero di poco inferiore dice: “Perché non si capisce cosa stia succedendo”. Altri: “Perché la situazione è destinata a peggiorare”. Infatti sono pochi gli ottimisti: solo 1 cittadino su 5 guarda al futuro con fiducia. Molti sono convinti che non riusciranno a migliorare la loro situazione, che né loro né i loro figli mai diventeranno benestanti.

La delusione deriva anche dal fatto che l’atteso cambiamento miracoloso promesso dai politici non è avvenuto; la ripresa che sembrava avviata si è praticamente bloccata; ed esaspera la “politica degli annunci” cui non seguono i fatti. Si ha timore di spendere anche i pochi soldi che si hanno, che non venendo messi in circolo sono una liquidità bloccata che non spinge l’economia. E i salari sono quasi identici a quelli di 17 anni fa.

La paura ha reso il Paese intollerante nei confronti del diverso; si cerca un capro espiatorio e la maggioranza lo trova negli immigrati: sottraggano posti di lavori ai connazionali, fanno aumentare la criminalità, gravano sul bilancio assistenziale. Due italiani su tre, inoltre, sono convinti che “non ci sia nessuno a difendere interessi e identità” e sarebbero costretti “a farlo da soli” e perciò guardano “al sovrano autoritario”.

I politici fomentano un certo risentimento nei confronti dell’Europa, tutta numeri e burocrazia, ma poi non si riesce a spendere i soldi che L’Europa stanzia per i progetti italiani. Siamo fanalino di coda per la spesa a favore dell’istruzione, che è alla base dello sviluppo di una nazione. Ultimi per numero di laureati, tra i primi per gli abbandoni scolastici.

La politica abbandona la mediazione fra i vari interessi e per distinguersi si radicalizza usando il linguaggio e gli umori dei social. Nelle ultime elezioni quasi un terzo degli italiani non ha votato o votato scheda bianca, oltre 13 milioni di voti che formerebbero il primo o secondo partito del Paese.

La cosa più preoccupante è la “scomparsa” dei giovani. Sono pochi (vedi articolo a pagina18), poco istruiti (i migliori emigrano), disoccupati (il doppio della media europea), in concreto dimenticati dalla politica e dalla programmazione per lo più incentrata su adulti e anziani. I giovani fra i 18 e 34 anni pensano che per diventare famosi basti accumulare un gran numero di followers o like sui social. E la famiglia, l’unica istituzione che sta salvaguardando la pace sociale e il Paese, non gode del dovuto sostegno da parte della società, come invece avviene in paesi molto più laici dell’Italia.

Non c’è posto per la speranza? C’è, eccome! E vi fa cenno lo stesso rapporto Censis che intravvede segni di cambiamento che devono però essere accompagnati da una classe politica e amministrativa che non cerca scorciatoie, ma affronta la complessità dei problemi.

Sorge una domanda: la crisi dell’Italia e dell’Europa non dipende anche dal fatto che la politica ha dimenticato gli ideali sociali del Vangelo? Quale contributo possono e devono dare i cattolici? In effetti manca un loro apporto organico. Eppure la politica è una delle forme più alte di carità, perché è servire il bene comune, quindi il prossimo. Anche se – dice papa Francesco “è una sorta di martirio… quotidiano: cercare il bene comune, senza farsi corrompere”. Giustamente il presidente dei vescovi italiani, il card. Gualtiero Bassetti auspicava di recente un ruolo maggiore dei laici cattolici nella società. Non alludeva a un partito dei cattolici, come subito hanno interpretato alcuni, ma all’impegno di cristiani di buona volontà, magari “in rete”, che si mettano al servizio del bene pubblico, sappiano dialogare con tutti e abbiano a cuore il futuro dell’Italia e dell’Europa.

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