miracoli

Garanzia democratica o illusione di autonomia?

Esistono le autorità indipendenti? E, soprattutto, sono utili a una democrazia? Questi due interrogativi appaiono di grande attualità. E non solo per le vicende, nostrane, anzi caserecce, che hanno interessato l’Autorità garante dei dati personali, detta sbrigativamente della privacy. La discussione più aspra è però soprattutto americana. Anche perché nell’era di Donald Trump, nella quale la forza sembra prevalere sul diritto, appare sempre meno accettabile – anche dall’opinione pubblica – l’esercizio di un potere sottratto al lavacro del consenso popolare. Il presidente americano si è mostrato refrattario, per esempio, a riconoscere l’indipendenza della Federal Reserve, che è posta a tutela della fiducia dei mercati verso il dollaro. Il vertice della banca centrale statunitense, continuamente attaccato, si è così adattato, un po’ controvoglia, a tagliare i tassi d’interesse. Trump non sopporta le autorità che non può controllare, così come respinge l’idea che i funzionari federali rispettino di più la legge dei suoi ordini. Se la Sec (Security and Exchange Commission) non fosse stata affidata a un suo amico, Paul Atkins, sostenitore delle criptovalute, probabilmente oggi indagherebbe sul macroscopico conflitto d’interesse, proprio nelle cripto, del presidente e della sua famiglia.

L’essenza di una democrazia, di uno stato di diritto, si riassume in un semplice concetto: chi è eletto ha il potere di governare ma non quello di comandare a dispetto delle leggi. La nostra Costituzione, all’articolo 1, sancisce che la sovranità appartiene al popolo. Ed è questa la frase che viene spesso ricordata da chi afferma l’ampiezza – pressoché assoluta – dei poteri degli eletti. Si dimentica la seconda parte di quell’articolo, nella quale i costituenti si preoccuparono di affermare che l’esercizio della sovranità avviene “nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”. L’esistenza di autorità indipendenti discende dunque, non soltanto nel sistema costituzionale italiano e in quello europeo (si pensi per esempio alla Banca centrale europea) dalla necessità di avere regolatori autonomi e indipendenti. Se non lo fossero sarebbe meno credibili (per esempio per chi investe o svolge la propria attività professionale). Se non lo fossero apparirebbero come una estensione del potere politico nella sua più assoluta discrezionalità, spesso poco trasparente se non sospetta. L’esercizio dei diritti soggettivi deriverebbe di fatto dal grado di relazione clientelare con chi detiene il potere. Si obietta – ed è un ragionamento che abbiamo sentito spesso in questi tempi – che poi la nomina di queste autorità è politica. Ma se i prescelti lo sono per le loro qualità, di autonomia, competenza, e non per la loro appartenenza, sapranno interpretare al meglio lo spirito delle istituzioni che sono chiamati a interpretare. L’indipendenza accresce il prestigio e l’utilità delle autorità; il servilismo, accomodante e riconoscente verso chi ha deciso una nomina, le svilisce fino a renderle inutili e dannose.