miracoli

Giuseppe, uomo di fede e di accoglienza

In un mondo che spesso alza muri, lui ha scelto di costruire ponti. Ha incarnato la fede con gesti quotidiani di accoglienza, rendendo la sua vita un esempio concreto di amore cristiano e solidarietà

“Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo”

Con l’inizio del nuovo anno liturgico ci dedichiamo ad approfondire e a commentare il Vangelo secondo Matteo, che ci accompagnerà fedelmente nella liturgia domenicale. Questo Vangelo si apre con il testo che la Chiesa ci fa proclamare nella liturgia il 17 dicembre, ovvero all’inizio delle Ferie maggiori di Avvento, conosciute popolarmente come la cosiddetta novena di Natale: la “genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo”, pagina di apertura dell’intero Nuovo Testamento (cf. Mt 1,1-17).

Questo lungo elenco di nomi che attraversa i secoli – una lista di quarantadue generazioni, suddivisa in tre blocchi, che a prima vista ci può sconcertare o annoiare – ha lo scopo di collocare Gesù, il Cristo-Messia, all’interno della discendenza di Israele: “Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli…”, fino a “Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo”. Come scriveva con sapienza qualche decennio fa Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù è inserito in questa scia in modo un po’ particolare: “La genealogia in Matteo è una genealogia di uomini, in cui, tuttavia, prima di Maria, con la quale la genealogia termina, sono menzionate quattro donne ‘irregolari’: Tamar, Rahab, Rut e ‘la moglie di Uria’. Perché compaiono queste donne nella genealogia? Secondo quale criterio sono state scelte? Tutte queste donne non erano ebree. Per il loro tramite entra quindi nella genealogia di Gesù il mondo delle genti, si rende visibile la sua missione verso ebrei e pagani”. Verso l’intera umanità, “fino alla fine del mondo” (Mt 28,20, conclusione del Vangelo).

Giuseppe, uomo giusto

L’ultima parte del primo capitolo di Matteo (vv. 18-24) – che leggiamo nella quarta domenica di Avvento – pone al suo centro la figura di Giuseppe, il padre di Gesù secondo la Legge, l’uomo della fede obbediente e del silenzio che niente e nessuno può squarciare: nessuna sua parola ci è attestata dagli evangelisti! Nel pieno dello sconvolgimento derivante dal trovare la sua promessa sposa incinta prima di andare a vivere con lui, Giuseppe non reagisce gettando discredito su di lei o precipitandosi a soluzioni affrettate. Egli reagisce e agisce come un uomo giusto, “è un uomo giusto”, dice Matteo. Cosa significa questa giustizia? In obbedienza al Vangelo possiamo affermare che la giustizia di Giuseppe consiste in primo luogo nella sua umanità, grazie alla quale egli non espone Maria al pubblico ludibrio: per lui la dignità di una persona e l’imperativo di non farla soffrire vengono prima di ogni interpretazione letterale di qualsiasi legge.

La sua giustizia consiste inoltre nel meditare, nel pensare, alveo all’accoglienza della Parola di Dio, di quel piano di salvezza di Dio espresso in due modi diversi eppure tra loro ben convergenti: “il bambino che è generato in Maria viene dallo Spirito Santo” e “al figlio sarà dato il nome Emmanuele”, secondo la profezia di Isaia 7,14, “che significa Dio-con-noi”.

L’obbedienza della fede di Giuseppe

Giuseppe deve essere giunto a comprendere questa verità nel tempo e con fatica, anche se non spetta a noi fare indagini psicologiche o penetrare nel mistero insondabile della sua coscienza. Quel che però possiamo accogliere con certezza dal Vangelo è la sua giustizia puntuale, concreta, illuminata dalla Parola di Dio, giustizia racchiusa nella conclusione del primo capitolo di Matteo: “Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù”.

Non sappiamo cosa egli abbia sentito dentro di sé, cosa abbia pensato o immediatamente compreso, come abbia dialogato con Maria; ci viene detto solo ciò che ha fatto, ossia come ha collaborato in modo decisivo all’attuarsi del disegno di Dio. Giuseppe compie tre azioni precise, che

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