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Gabriele tra noi un santo per amico

I BUONI PROPOSITI

Anno nuovo, propositi nuovi. Le speranze di questo 2014 vanno rivolte ai giovani, ai tanti ragazzi che stanno studiando per il loro futuro, a quelli che stanno gettando le basi per la loro carriera e per la creazione di una famiglia. Missione ardua quest’ultima – è cronaca di qualche giorno fa – viste anche le procedure avviate dal consiglio del Municipio VIII di Roma, per cambiare la terminologia per indicare i genitori, abitualmente usata nelle scuole. Al centro della discussione c’è la decisione di “svecchiare” termini come madre o padre che “spesso si trovano ad essere anacronistici, con l’aumento delle famiglie allargate o con genitori omosessuali”.

Mancano gli stimoli per i giovani di oggi, mancano le speranze e i sogni vengono brutalmente uccisi dalla realtà disastrata della situazione in cui versa il nostro paese. Mille avversità che vanno dalla mancanza di lavoro a occupazioni che in certi casi durano addirittura solo un giorno, da stipendi miseri a orari di lavoro improponibili. Lo dicono anche i sondaggi che posizionano molti giovani in uno stato di incertezza tra studio e lavoro, in un’apatia dettata dalla mancanza di prospettive rosee per il domani. Un’apatia che allarma in questo inizio 2014 e che fa emergere la triste realtà della capitale – anche questa è cronaca di qualche giorno fa – dove un ragazzo su tre in cura psichiatrica fa uso di droga (il dato emerge dall’incontro sui disagi giovanili, organizzato dal dipartimento di Neuroscienze e neuroriabilitazione del Bambino Gesù). Un’apatia che vede ancora, in questo inizio d’anno, un incremento di suicidi nella fascia di età che va dai 25 ai 30 anni. Suicidi legati a doppio filo con la crisi, come quelli di Laura e Marco (i nomi sono casuali), rispettivamente 28 e 29 anni. La prima ha deciso di togliersi la vita lungo la linea ferroviaria Conegliano-Treviso, dopo essersi laureata a pieni voti e con una specializzazione in corso. L’altro suicidio (avvenuto a Varese) ha visto protagonista un giovane perito elettronico di 29 anni, che ha deciso di togliersi la vita dopo aver inviato a vuoto centinaia di curricula, tutti senza risposta. L’impossibilità di raggiungere un’indipendenza lo ha portato a pensare a questo gesto estremo.

Non c’è dubbio che “affacciarsi” nella società sia sempre stato difficoltoso. Il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza è marcato dalle contraddizioni della fase di passaggio. Lo è oggi, come lo era per san Gabriele, quando vestito all’ultima moda “d’oltremare o d’oltremonti”, senza una piega fuori posto, con i capelli impomatati e scriminati, più per darsi le arie che per altro, volle provare anche lui come tanti ragazzi di oggi l’emozione del fumo.

Giovane di “bel tempo”, sensibile al fascino delle coetanee, nei salotti animava conversazioni, cuciva rapporti, era brillante e  socievole, sapeva sostenere i discorsi impegnati come quelli frivoli. Amava tutte le cose belle: i teatri, i balli, i romanzi, le carte, i bei vestiti, la spensieratezza. Si sentiva accettato e amato. La vita lo attirava e ci si buttava fino ai capelli. Eppure qualcosa dentro lo rendeva problematico, come se tutto questo non bastasse. È un po’ quello che accade ai nostri ragazzi oggi, spesso lasciati senza una guida, una parola, un suggerimento che possa incoraggiarli, indirizzarli.

A Laura e Marco e ai tanti giovani in difficoltà va quindi la speranza che il 2014 possa in qualche modo essere diverso, che non li costringa a “fuggire” da questo mondo, ma che fornisca loro la forza di sperare e di lottare per un domani migliore.