Tra i precetti del decalogo solo il terzo e il quarto vengono espressi in modo positivo. La forma grammaticale e il contenuto di questi due comandamenti, mettendo in stretta correlazione l’amore di Dio e l’amore del prossimo, fanno sì che essi siano la quintessenza del decalogo.
Il terzo comandamento invita ad imitare il Signore sia nel lavoro che nel riposo perché l’uomo è stato creato ad immagine di Dio. “Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia …” (Es 20,9-10). Nel lavoro l’uomo viene coinvolto all’opera creatrice di Dio. Al lavoro segue il riposo che non è una mera passività, perché rende capace l’uomo di capire che tutto è dono di Dio. Il Signore ha consacrato questo giorno, vale a dire ha separato dagli altri giorni facendone un tempo privilegiato della preghiera e della gratitudine. Il sabato non è solo consacrazione per Dio, è anche benedizione per l’uomo che consiste nella liberazione dalla schiavitù del lavoro. “I cristiani santificheranno la domenica anche dando alla loro famiglia e ai loro parenti il tempo e le attenzioni che difficilmente si possono loro accordare negli altri giorni della settimana. La domenica è un tempo propizio per (…) lo studio e la meditazione, che favoriscono la crescita della vita interiore e cristiana”.