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LA CHIESA IN DIALOGO CON IL MONDO

Il Messaggio per la Giornata della Pace La buona politica è al servizio della pace: si intitola così il Messaggio per la 52ª Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1° gennaio 2019. Una “responsabilità politica che appartiene a ogni cittadino – si legge nel Messaggio -, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture. Non c’è pace senza fiducia reciproca. L’impegno politico – che è una delle più alte espressioni della carità – porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento. Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti – come ricordava san Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris (1963) – germoglia in lui il senso del dovere di rispettare i diritti degli altri. I diritti e i doveri dell’uomo accrescono la coscienza di appartenere a una stessa comunità, con gli altri e con Dio. Siamo pertanto chiamati a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti”.

Una buona politica che è reale servizio alla pace nel mondo. Viviamo infatti tempi difficili. Se l’Europa ancora garantisce un tempo di pace, nel resto del pianeta i conflitti sono all’ordine del giorno. Dal Medioriente all’Africa, passando per il centro America e finendo al Tibet, la difesa della libertà e dei diritti umani è ancora un processo lungo da costruire.

Il magistero di papa Francesco ci aiuta a essere operatori di pace.

La Gmg di Panama Una Giornata Mondiale della Gioventù insolita (almeno per il mese), questa, che sarà celebrata a Panama dal 22 al 27 gennaio prossimi. In un videomessaggio indirizzato alla Gmg, papa Francesco invita i giovani di tutto il mondo, credenti e non credenti, a sconfiggere i poteri forti, a uscire da sé stessi e andare verso gli altri, in una vera e propria “rivoluzione del servizio”. Le parole di Maria, spiega il papa, sono un “sì” coraggioso e generoso che è poi il segreto della vocazione, cioè quell’andare appunto oltre sé stessi per servire gli altri. “La nostra vita – afferma Francesco – trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo”. Il servizio al prossimo non implica soltanto essere pronti all’azione, ma bisogna anche “mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto”, proprio come Maria. E Maria è una donna felice. Perché generosa davanti a Dio. E allora, per Francesco, occorre non spegnere sogni ma accendere desideri: il primo passo per essere felici e rendere felici molte persone.

Previsti tanti incontri a Panama. La mattina di giovedì 24 gennaio il pontefice incontrerà il presidente della Repubblica di Panama e i vescovi centroamericani. Il 25 gennaio presiederà la liturgia penitenziale con i giovani privati della libertà del carcere minorile di Las Garzas a Pacora, a est della capitale. Poi parteciperà alla Via Crucis con i giovani, mentre il 27 gennaio la messa con i giovani.

I dieci Comandamenti Concludendo un ciclo di catechesi dedicate al Decalogo, papa Francesco è tornato su uno dei leit motiv a lui più cari, spiegando che “mentre secondo la carne era una serie di prescrizioni e di divieti, secondo lo Spirito questa stessa legge diventa vita”. Il Decalogo quindi libera l’uomo.

Gesù non è venuto per abolire la legge ma per darle compimento, per farla crescere. E quindi dalla negatività tipica del Decalogo (non rubare, non insultare, non uccidere…) possiamo passare alla positività di vita, come amare, fare posto agli altri nel mio cuore, desideri che seminano positività come gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Da quei “no” si passa a questo “sì”: dal Decalogo della montagna alla montagna delle Beatitudini. “Ecco a che cosa serve cercare Cristo nel Decalogo: a fecondare il nostro cuore perché sia gravido di amore, e si apra all’opera di Dio”.

Immigrati e accoglienza  “Nei territori stiamo registrando situazioni che destano un certo allarme. Le persone stanno uscendo dai centri senza nessuna prospettiva. C’è il rischio che cadano in una irregolarità profonda”. Lo ha detto il responsabile delle politiche migratorie e la protezione internazionale della Caritas italiana, Oliviero Forti, in un’intervista al Tg2000, commentando il decreto sicurezza approvato alla Camera. “Il provvedimento – ha aggiunto Oliviero Forti – purtroppo rimane immutato rispetto alla proposta formulata già diversi mesi fa rispetto alla quale avevamo manifestato forti preoccupazioni che permangono anche oggi. Ci prepariamo come Caritas e come Chiesa ad affrontare una nuova stagione che è fatta di precarietà. Delle risposte andranno date. Noi ispirati dal nostro mandato e dal Vangelo continueremo questa nostra opera, chiaramente con maggiori difficoltà. Speriamo veramente che si aprano spiragli di dialogo per trovare soluzioni che siano sostenibili per tutti. Non solo per i migranti ma anche per chi li accoglie”.

Violenza sulle donne “Chi maltratta una donna rinnega e sconfessa le proprie radici perché la donna è fonte e sorgente della maternità. La violenza contro le donne sta diventando sempre più un’emergenza anche a livello nazionale che va combattuta a vari livelli”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, in un videomessaggio in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si è celebrata domenica 25 novembre.

“La Chiesa – ha aggiunto il cardinale Bassetti – ribadisce con forza il proprio sostegno e la propria vicinanza a tutte le donne vittime di maltrattamenti e violenza. Come sacerdoti spesso siamo i primi a raccogliere brevi racconti da chi subisce violenza. Dobbiamo essere dunque più accoglienti, attenti e meno frettolosi nei loro confronti. Perché non dobbiamo dimenticare che dove c’è una donna maltrattata ci sono spesso dei piccoli, degli innocenti che sono costretti a vedere queste violenze”.

 

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