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LA CHIESA SI RINNOVA

Vediamo da vicino le ultime scelte di papa Francesco

Dal momento che c’è questa possibilità, ho chiesto al santo padre la dispensa dall’ordinazione episcopale. L’ufficio del vescovo è di essere pastore e pescatore. Alla mia età, 86 anni, c’è ben poco che potrei fare come ‘pastore’; d’altra parte, quello che potrei fare come ‘pescatore’ posso continuarlo a fare annunciando la parola di Dio. Un altro motivo è il desiderio di morire con il mio abito francescano: cosa che difficilmente mi avrebbero permesso di fare se fossi stato vescovo». Le parole di padre Raniero Cantalamessa sono sempre molto chiare ed esaustive. Predicatore della Casa Pontificia e, soprattutto, volto notissimo in tv, ha accolto con gioia la nomina a cardinale notificata sempre “a sorpresa” da papa Francesco durante l’Angelus del 25 ottobre e resa poi ufficiale durante il Concistoro dello scorso 28 novembre. Ma ha fatto un passo indietro per la nomina episcopale, continuando a spiegare le sue ragioni: “La nomina di cardinali ultraottantenni, come si sa, non comporta impegni pastorali particolari. Quindi, grazie a Dio e al papa, potrò continuare a fare la vita di sempre: predicare nei limiti imposti dall’età – e, al momento presente, dalla pandemia – e risiedere, con alcune monache clarisse cappuccine, nell’Eremo dell’Amore Misericordioso di Cittaducale, pur facendo sempre parte, come predicatore della Casa Pontificia, della curia generale dei cappuccini in Roma”.

Il collegio cardinalizio, dunque, continua a rinnovarsi. Tredici infatti sono i nuovi cardinali nominati nel Concistoro appena passato, nove di loro con meno di ottant’anni e dunque con il diritto a partecipare a un futuro conclave, ai quali si aggiungono quattro ultraottantenni.

Due dei nuovi cardinali appartengono alla curia romana: sono il segretario del Sinodo dei vescovi, il maltese Mario Grech e l’italiano Marcello Semeraro, già vescovo di Albano e nuovo Prefetto della Congregazione per le cause dei santi. A loro si sono aggiunti sei pastori di Chiese nel mondo: l’arcivescovo di Kigali, in Ruanda, Antoine Kambanda; l’arcivescovo di Washington, negli Stati Uniti, Wilton Gregory; l’arcivescovo di Capiz, nelle Filippine, Jose Fuerte Advi-ncula; l’arcivescovo di Santiago del Cile, il cappuccino Celestino Aós Bra-co; il vicario apostolico del Brunei, Cornelius Sim; l’arcivescovo di Siena, Italia, Augusto Paolo Lojudice. E una sorpresa che ha fatto felice i “francescani” sparsi nel mondo: l’attuale Custode del sacro convento di Assisi, il francescano padre Mauro Gambetti.

Ai nove porporati con meno di ottant’anni, Francesco ha unito anche quattro cardinali ultraottantenni. Sono Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas (Messico); il nunzio apostolico Silvano Tomasi, scalabriniano, già osservatore permanente alle Nazioni Unite di Ginevra, che collabora con il dicastero per lo sviluppo umano integrale; padre Raniero Cantalamessa, cappuccino, e il parroco del Divino Amore a Castel di Leva, don Enrico Feroci.

Attualmente i cardinali sono 232, di cui 128 elettori, otto in più rispetto al limite massimo stabilito da Paolo VI ma più volte superato dai suoi successori. Torneranno però a essere in 120 al massimo in quindici mesi. Venendo alla loro composizione, gli europei sono 53 (di cui 22 italiani), i latinoamericani 24, gli africani 18, gli asiatici 16, i nordamericani 13, 4 i provenienti dall’Oceania. Dopo quella italiana (22) la componente più nutrita continua a essere quella statunitense (9), seguita da quella spagnola (6). Brasile, Canada e Francia ne hanno 4. Germania, India, Messico, Polonia e Portogallo 3.

Grande soddisfazione nella Chiesa italiana per la nomina dei 6 cardinali italiani, 3 con diritto di voto e tre ultraottantenni. “Esprimo gratitudine al santo padre per aver chiamato sei confratelli nel sacerdozio ad aiutarlo nel servizio alla Chiesa universale. Le Chiese che sono in Italia affidano al Signore i nuovi cardinali”, ha dichiarato ilcardinale Gualtiero Bassetti,arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei. “I nuovi porporati annunciati – ha aggiunto – sono frutto è dono delle nostre comunità. Conosco ciascuno di loro e sono certo che sapranno vivere questa nuova responsabilità con intensità e umiltà. Il cardinalato – ci ricorda il santo padre – non significa una promozione, né un onore, né una decorazione; semplicemente è un servizio che esige di ampliare lo sguardo e allargare il cuore”.

Alcune nomine colpiscono in modo particolare e ci dicono davvero dove è posato lo sguardo di Francesco. Ad esempio, non è passata inosservata la nomina del giovane arcivescovo di Siena, Augusto Paolo Lojudice, e di don Enrico Feroci, assai più anziano, appartenenti al clero romano. Sia Lojudice, che era stato nominato pochi anni fa come vescovo al Settore Sud della diocesi di Roma, che Feroci, storico parroco di una parrocchia al crocevia tra città e periferia, rappresentano con i loro volti e le loro storie un impegno profondo e senza risparmio nei confronti dei poveri e dei lontani, a servizio delle aree più svantaggiate di una città molto grande come Roma. Per Marcello Semeraro, invece, attualmente prefetto della Congrega-zione delle Cause dei Santi, la nomina premia un profilo di fiducia e di competenza, soprattutto nel complesso servizio che presta come segretario del Consiglio di cardinali per l’aiuto al santo padre nel governo della Chiesa universale.

La Chiesa, dunque, si rinnova. Un rinnovamento che Francesco auspica sempre profetico. I cardinali vestono il colore della porpora che sta a indicare la disponibilità al sacrificio “usque ad sanguinis effusionem”, fino allo spargimento del sangue, al servizio del successore di Pietro. Ma servono, attraverso la Chiesa, anche il mondo. Il segno tangibile che il Vangelo è alla portata di tutti.

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