di Anton Čechov, traduzione di Sophia Simo,
ed. Neri Pozza, pp. 128, euro 14,00
Anton Čechov ha scritto oltre seicentocinquanta racconti, la maggior parte impeccabili. È a questo genere che ha affidato la sua eredità: ancora oggi chi voglia misurarsi con la narrativa breve non può eludere il suo magistero. Tuttavia, pur essendo stabilmente nel canone dei grandi russi, è forse il meno presente sugli scaffali domestici europei. Pesa in parte la fama trainante dei suoi capolavori teatrali – da Zio Vanja a Il giardino dei ciliegi, opere più interpretate che lette – così come la debole attenzione del mercato editoriale riservata al genere del racconto. Per questo motivo operazioni come quella di Neri Pozza, che propone qui in nuova traduzione sei testi significativi – due brevissimi e quattro più ampi, tra cui La fidanzata, ultimo pubblicato in vita – è particolarmente preziosa: amplifica la voce dell’autore nella forma che meglio lo rappresenta, e al tempo stesso funge da monito: bisogna continuare a leggere Čechov.