Le Chiese dell’America latina, dell’Asia e dell’Africa chiedono che “i Paesi ricchi paghino il debito ecologico al Sud” del mondo. “Sono passati dieci anni dalla pubblicazione della Laudato Si’ e dalla firma dell’Accordo di Parigi. I Paesi del mondo non hanno risposto con la necessaria urgenza. La Chiesa non resterà in silenzio. Continueremo ad alzare la voce insieme alla scienza, alla società civile, ai più vulnerabili e con verità e coerenza, fino a quando non sarà fatta giustizia”.
È questo il solenne impegno preso dalle Chiese del cosiddetto “Sud globale”, e cioè dagli organismi ecclesiali continentali di America Latina e Caraibi (Celam), Asia (Fabc) e Africa (Secam), in vista della prossima Conferenza sul cambiamento climatico, la COP 30, che si terrà in Brasile, a Belém, in terra amazzonica, dal 10 al 21 novembre.
Il documento “Un appello per la giustizia climatica e la casa comune: conversione ecologica, trasformazione e resistenza alle false soluzioni” è stato presentato in Vaticano a papa Leone XIV e in una conferenza stampa tenuta dai cardinali Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre (Brasile) e presidente del Celam, Filipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão (India) e presidente della Fabc, Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) e presidente della Secam. I firmatari del documento si dicono “ispirati sia dalla Laudato Si’ di papa Francesco, sia dall’appello di papa Leone XIV a vivere un’ecologia integrale con giustizia”.