C’è una cosa di cui si parla poco: l’umiltà, oltre a essere una virtù fondamentale, è la base dell’equilibrio mentale. Un uomo umile è sereno, in pace con se stesso, perché è capace di ammettere con tranquillità i propri limiti e le proprie risorse. Lo psicanalista Carl Gustav Jung constatò che i pazienti di una certa età soffrivano di qualcosa che si poteva definire “assenza di umiltà”. Essi guarivano solo quando imparavano a relativizzarsi, accettando tutti gli aspetti della propria identità.
Spesso, però, occorrono anni prima di giungere all’accettazione di sé. E non è facile riconoscere la vera umiltà. Essa non consiste nell’essere inadeguati: si può essere insignificanti e arroganti nello stesso tempo. Non consiste neppure nel sentirsi piccoli, perché ciò può nascere da un complesso d’inferiorità e da una cattiva immagine di sé. Non consiste nemmeno nel dichiararsi piccoli. Alcuni modelli culturali (quello inglese e quello giapponese, ad esempio) sviluppano atteggiamenti di modestia, ma si tratta di uno stereotipo sociale. Inoltre, ci sono persone apparentemente modeste che nascondono una smisurata superbia, individui che hanno difficoltà persino ad accettare un complimento. Ma non sanno che “rifiutare un elogio”, dice La Rochefoucauld, “è desiderare di essere lodati due volte”.
Tanto vale, allora, ammettere tranquillamente che voler primeggiare o eccellere è un’aspirazione naturale e legittima. Ciò che è sbagliato è elevarsi sugli altri, riducendoli a strumenti della nostra affermazione. Fra i sintomi che svelano la mancanza di umiltà vi è, infatti, la sopravvalutazione di sé congiunta alla sottovalutazione degli altri. Può trattarsi di un meccanismo compensatorio che bilancia i nostri sentimenti d’inadeguatezza con atteggiamenti di potenza.
La vera umiltà risiede, invece, nel coraggio di ammettere la verità su se stessi. La parola stessa lo suggerisce: da humus, “terra”, derivano sia “uomo” sia “umile”. Umile è, dunque, colui che riconosce serenamente le innegabili potenzialità di cui è dotato, ma le confronta continuamente con i propri limiti. Infatti, è proprio in questo bilanciamento mentale che risiedono l’equilibrio e la tranquillità d’animo. L’umile, inoltre, si pone di fronte agli altri con un atteggiamento di valorizzazione, godendo delle qualità presenti in essi, perché è consapevole che ogni persona che incontriamo è superiore a noi in qualcosa. Per questo l’umile, senza saperlo, è un grande. “L’uomo è grande quando si umilia”, sentenzia Hillel, un antico maestro ebreo.
Ci sono accorgimenti mentali per stimolare l’umiltà? Sì, e i maestri dello spirito e della mente ne indicano alcuni. Primo: esercitiamoci a evidenziare mentalmente i nostri aspetti negativi. Secondo: visualizziamo la goffaggine che mostriamo nell’ostentare le nostre qualità e i nostri titoli. Terzo: prendiamo l’abitudine di rilevare mentalmente i punti forti dell’altro. Quarto: accettiamo pazientemente i nostri errori e i nostri fallimenti, pensando che Dio li permette per donarci una percezione più oggettiva di noi: “La volontà dell’io – scrive Matta el Meskin – viene distrutta solo per mezzo delle contrarietà inviate da Dio per turbare la falsa quiete e abbattere i monumenti di illusione che l’uomo innalza a propria gloria dinanzi agli uomini”. Quinto: identifichiamoci con un personaggio che, per l’eccelsa statura morale, possa fungere da modello di umiltà.