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Gabriele tra noi un santo per amico

NASCE AD ASTI IL PRIMO ALBERGO ETICO

Un dismesso albergo in pieno centro, a due passi dal parco della Resistenza, il giardino vicino a piazza Alfieri in cui si corre il palio di Asti, è il primo Albergo Etico a nascere in Italia.

Gestito direttamente da personale con la sindrome di Down, Albergo Etico, con le sue 26 camere per un totale di oltre 60 posti letto, un ristorante in una cantina storica che può ospitare fino a 50 persone, un giardino interno, aria condizionata, wi-fi e un’area coworking a disposizione dei clienti e della città, è un’esperienza innovativa che unisce un progetto imprenditoriale a una importante sfida sociale: creare una struttura che non solo sia accessibile alle persone con disabilità ma ne favorisca anche l’accesso al mercato del lavoro. Tra le proposte anche esperienze sensoriali come la cena al buio e la vendemmia per tutti, per offrire l’opportunità anche a non vedenti e disabili di vivere il territorio in modo più partecipato.

Collocato all’interno del progetto più ampio Download, che coinvolge personale permanente e, a rotazione, sei giovani stagisti ai quali è dedicato l’ultimo piano dell’albergo (L’accademia dell’indipendenza), Albergo Etico offre ai ragazzi, oltre alla possibilità di maturare un’esperienza in ambito lavorativo, anche uno spazio in cui imparare a vivere da soli, gestirsi e sperimentare un apprendimento tra pari in cui i più esperti trasferiscono competenze e capacità ai nuovi arrivati. Fuori dallo spirito assistenzialistico e retorico, l’intento è quello di formare nuovi professionisti del settore turistico, provenienti da tutta Italia, coadiuvandoli nell’acquisizione dell’autonomia personale, passo indispensabile per i disabili che si affacciano sul mondo del lavoro.

Il progetto ruota attorno all’illuminazione avuta da Nicolò, un ragazzo con sindrome di Down, durante lo stage effettuato qualche anno fa al ristorante astigiano Tacabanda, collegato all’albergo. E dalle chiacchierate fra lui e Antonio De Benedetto, presidente di Tacabanda, e grazie al sostegno della Fondazione Vodafone Italia e del Fondo socio-sanitario Fab, che si è sviluppata l’idea di dare fiducia ai portatori di sindrome di Down in un modo nuovo, sulla scia della Casa dei bambini montessoriana. Il progetto, illustrato anche all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a papa Francesco, lo si può trovare anche al padiglione Italia dell’Expo, in rappresentanza di quella parte d’Italia capace di distinguersi in positivo.

Questo è nuovo che avanza, la speranza che non si vede, il bello nascosto dalle notizie spazzatura che ogni giorno ci imbandiscono i giornali. Ma i santi che precedono il tempo, e sono segni di quello che deve accadere, lo hanno già vissuto e predetto. San Gabriele scrivendo a suo padre raccomandava l’attenzione ai poveri, ai bisognosi. “Torno a ripeterlo, o papà mio, letta che avete la presente, date ordine, comandate, su questo affare; ed oh, come griderebbe vendetta dinanzi a Dio che quel padre che tiene un figlio vivente grazie a Dio comodamente di solo carità, avesse a far partire i poverelli dalla sua casa senza averli convenientemente ristorati! Non dubitate, o padre, che l’elemosina non ha mai impoverito nessuno, anzi le benedizioni dei poveri faranno scendere su di voi e su tutta la famiglia le benedizioni del cielo”.

E ci appare quasi una inquietante profezia, quasi una intimidazione per il nostro opulento mondo, pensando alla situazione drammatica che sta vivendo l’Europa incapace di accogliere le persone disperate che cercano un rifugio: “Una delle vostre maggiori consolazioni in punto di morte sarà non aver licenziato alcun povero senza averlo soccorso… questo pensiero vi assisterà e vi difenderà innanzi al severo giudizio di Dio”.

Non muri quindi, ideologici o reali, ma un cuore aperto alle diversità e all’accoglienza.