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PERCHE’ CONDANNATO

Chi ha voluto la condanna di Gesù? Visto come sono andate le cose, l’aspetto sconcertante non è che egli sia morto, ma che sia stato condannato a morte. Poteva morire per incidente, sommossa o malattia, ma hanno voluto eliminarlo dando al processo una parvenza di legalità, concluso con una condanna che non convince per elementi di ingiustizia e inquietudini di mistero. Chi è dunque responsabile della condanna a morte di Gesù di Nazaret? Proviamo a ragionarci.

Non si può escludere la responsabilità degli ebrei. Non di tutti gli ebrei di tutti i tempi, ma del sinedrio del tempo e del pugno di folla che si fa raggirare nella piazza. Anzi, neppure il sinedrio è unanime, poiché due suoi componenti, Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo, hanno espresso dissenso. Né si può dire che sia contro Gesù tutto il ceto contemporaneo dei farisei, scribi e sadducei, poiché molti di loro si convertirono sia prima che dopo la risurrezione.

Grave responsabilità ricade sull’autorità romana nel suo rappresentate Ponzio Pilato. Non sa spiegarsi l’accanimento degli ebrei contro Gesù. Sa che gliel’hanno consegnato “per invidia”, cioè per la rabbia per essere scavalcati nel loro potere sulla Legge e sul popolo. Cerca di veder chiaro sulla sua origine e missione. Gesù gli offre il dono della fede su un piatto d’oro, ingaggiandolo in discorsi sulla verità e sul regno non di questo mondo. Fa di tutto per liberarlo, dichiarandolo per quattro volte innocente. Ma trascura l’essenziale: rimetterci la faccia e seguire la coscienza dinanzi alla mancata evidenza delle prove. Scivola in una catena di compromessi fino a legittimare l’ingiustizia, nonostante i moniti inquietanti della moglie.

Satana è il manovratore occulto di tutte le responsabilità umane. Dopo la sconfitta nelle tentazioni manifeste del deserto, resta l’orchestratore invisibile dell’opposizione a Gesù in ogni passo del suo ministero. Sempre in incognito, è alla ribalta durante la passione, che è il “tempo prefissato” del suo ritorno, preconizzato dall’evangelista Luca, 4,13. S’impossessa di Giuda. Si abbatte sulla fragilità umana di Gesù, specie nel Getsemani e sul Calvario. Gli fa terra bruciata attorno spazzando via l’appoggio della gente e persino la fede dei discepoli. Scatena l’avversione degli oppositori di sempre: i sommi sacerdoti specie Anna e Caifa, i farisei, i caporioni dei partiti dominanti, fino a suggerire la misteriosa maledizione “il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”, Mt 27,25. Confonde e indebolisce Pilato fino a mettere sotto i piedi la logica e la coscienza. Il vortice di satana nella passione è sconvolgente.

È da mettere in conto la responsabilità universale del peccato umano, sempre sotto l’istigazione di satana. È la ragione teologica fondamentale della passione e morte di Gesù. Gli stessi apostoli l’hanno capito solo dopo la discesa dello Spirito. Difatti, appena aprono bocca per spiegare le cose, il kerigma, affermano: Cristo è morto e risorto per i nostri peccati. Morte per i peccati significa per esprimere a Dio l’amore che il peccato gli nega, e per manifestare all’umanità l’amore che Dio continua a donare nel perdono dei peccati. Da ora in poi quel che preclude la salvezza non è il peccato ma il rifiuto dell’amore che perdona. Umanamente ragionando, il rischio sembra acuto nel nostro tempo, quando non si ammette il peccato, quindi non si sente il bisogno di essere perdonati.

L’amore di Dio è la spiegazione ultima della passione e morte di Gesù. È una scelta libera, un atto d’amore fino al dono della vita. Un amore sino alla fine senza fine, perché nel Crocifisso Uomo-Dio la potenzialità umana dell’amore sfocia nella potenza infinita dell’amore divino. Gesù muore non perché Giuda lo tradisce, i giudei lo rifiutano e Pilato lo condanna, tutti manovrati da satana. Muore perché il Padre ama l’umanità. Il Figlio ama talmente il Padre e l’umanità da decidere liberamente di dare la vita, nella potenza dello Spirito Santo. Mai accetterebbe di non morire una volta compreso nella sua umanità che questo è l’unico linguaggio possibile per rivelare l’amore di Dio. Così gli uomini hanno liberamente realizzato ciò che Dio aveva liberamente prestabilito.

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