Ha lottato fino alla fine affinché il destino non avesse l’ultima parola. Nato a Bologna nel 1966, Alex Zanardi cresce segnato dalla perdita della sorella Cristina, ma trova nei motori la sua strada: dai kart alla Formula 1, fino alla svolta americana nella CART, dove diventa campione nel 1997 e 1998. Il 15 settembre 2001 un incidente terribile al Lausitzring gli costa entrambe le gambe. Sopravvive contro ogni previsione e torna a correre, prima nel turismo e poi nella handbike, che diventa la sua nuova vita sportiva. Alle Paralimpiadi conquista sei medaglie d’oro tra Londra 2012 e Rio 2016, diventando uno degli atleti più amati al mondo, simbolo di resilienza e umanità. Nel 2020 un nuovo gravissimo incidente, durante la staffetta benefica Obiettivo Tricolore, lo costringe a un lungo percorso di cure, vissuto nel riserbo della famiglia.
Lo scorso 1° maggio è morto a 59 anni, “serenamente e all’improvviso”. L’Italia lo ha salutato nella basilica di Santa Giustina, a Padova.
Zanardi lascia un’eredità che supera lo sport: la prova che la volontà può trasformare il dolore in movimento e la fragilità in forza.