miracoli

Ricchi, fragili e in fuga

Una ricchissima ma disfunzionale famiglia americana si trasferisce in una villa isolata vicino a Barcellona. I quattro figli adulti – Jack, Ed, Anna e Robert – portano le cicatrici di un contesto manipolativo e pieno di segreti, ma restano immobili, sedati dal denaro e dall’opulenza sterile che li circonda. Il padre, cieco, ha da poco perso la moglie. Quando Jack presenta la fidanzata Martha, con cui vuole andare a convivere, gli equilibri familiari si spezzano. Colpisce che il cinema contemporaneo tenti una rivisitazione dell’esordio feroce con cui Marco Bellocchio si impose cinquant’anni fa. Ancora più curioso è che a provarci sia il brasiliano Karim Aïnouz, che trasforma la produzione essenziale de I pugni in tasca in una satira anglosassone sul vizio di famiglia e sull’alienazione degli ultraricchi.

Regista irregolare ma capace di lampi melodrammatici, Aïnouz non sembra naturalmente incline ai registri taglienti oggi tanto in voga per raccontare disuguaglianze e squilibri di potere. Il matrimonio tra le due sensibilità non è del tutto riuscito, ma resta interessante: Aïnouz cerca sempre una malinconia ferita dietro figure che potrebbero essere solo bersagli facili. Nel film c’è di tutto: abusi, sessualità repressa, pulsioni autodistruttive, un patriarcato ormai esausto. Tracy Letts, capofamiglia, sa modulare con finezza il punto in cui l’assurdo sfiora il patetico. Attorno a lui, Callum Turner e i veterani Bell e Keough reinterpretano i fratelli di Bellocchio: codipendenti, traumatizzati, eppure anestetizzati da un lusso che riempie i loro sogni solo di mocassini svolazzanti di Bottega Veneta. Rosebush Pruning al cinema dall’8 luglio.