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UN GESTO SEMPLICEMENTE IMPORTANTE

la Giornata mondiale del donatore di sangue  giugno, il 14, viene festeggiata la Giornata mondiale del donatore di sangue. Fu proclamata nel 2004 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms per sottolineare il grande valore sociale e umano di tale gesto e per ribadire l’importanza di garantire ovunque la disponibilità di donazioni gratuite, periodiche, anonime e associate. La data è stata scelta in quanto è il giorno di nascita del biologo e fisiologo austriaco Karl Ernest Landsteiner (Vienna, 14/6/1868- New York, 26/6/1943) scopritore nel 1900 dei gruppi sanguigni umani A, B e 0 e co-scopritore del fattore Rhesus o Rh (cioè la presenza di un antigene, in questo caso di una proteina, sulla superficie dei globuli rossi o eritrociti). Nel 1930 Landsteiner fu insignito del premio Nobel per la medicina e la fisiologia.

Il primo caso conosciuto al mondo di una trasfusione di sangue risale al 1492 ed ebbe come protagonista papa Innocenzo VIII. Il pontefice era molto malato e i medici del tempo gli somministrarono per via orale il sangue prelevato da tre bambini. Andò a finire che morirono tutti e quattro. Nel 1818, invece, vi fu la prima trasfusione con successo: la eseguì l’ostetrico inglese James Blundell per curare le emorragie post partum. Da allora le trasfusioni sono diventate un mezzo essenziale per la salvezza delle vite umane. Una pratica che, secondo l’Oms, viene effettuata prevalentemente nei paesi ad alto reddito, nei quali vi è il 90 per cento di donatori regolari e volontari.

Ogni giornata mondiale del donatore si svolge in una nazione diversa e ha un suo tema (“Sangue sicuro per tutti”, quello del 2019). Quest’anno sarà celebrata a Kigali, capitale del Ruanda (la prima, nel 2004, a Johannesbourg, l’anno scorso ad Atene), ma in ogni città vi saranno manifestazioni perché lo scopo dell’iniziativa è di aumentare la consapevolezza dell’importanza della donazione di sangue volontaria e per sottolineare il contributo di solidarietà dei donatori volontari, per consentire a molte persone di sopravvivere o vivere meglio, se non addirittura di avere salva la vita. In tutto il mondo vengono effettuate ogni anno 112,5 milioni di donazioni di sangue e circa la metà proviene da paesi ad alto reddito, dove vive solo il 19 per cento della popolazione mondiale. Nelle aree in via di sviluppo, fino al 65 per cento delle trasfusioni di sangue viene somministrato a bambini di età inferiore ai 5 anni. Nelle nazioni ad alto reddito, il 76% di tutte le trasfusioni riguarda cittadini con più di 65 anni di età. Il tasso di donazione ogni mille abitanti è di 32,1 nei paesi ad alto reddito, 14,9 in quelli a reddito medio-alto, 7,8 a reddito medio-basso e 4,6 nelle nazioni a basso reddito. In oltre 70 paesi più del 50 per cento del sangue donato proviene da familiari o donatori retribuiti. Dati che indicano come, a fronte di una popolazione superiore ai sette miliardi, vi sia bisogno di sangue e, soprattutto, di donatori volontari il cui sangue non viene venduto, consentendo in questo modo di salvare anche chi non ha mezzi economici.

L’Italia non fa eccezione e, come gli altri, ha bisogno di sangue. La principale organizzazione di volontariato del settore è l’Associazione volontari italiani del sangue (Avis), con oltre 1.300.000 soci. Si stima che normalmente vi sia bisogno ogni anno di 40 unità di sangue ogni 1.000 persone, cioè circa 2,400 milioni di unità. Alcune regioni sono autosufficienti, ad esempio l’Emilia Romagna che ha raggiunto il livello di 60 unità. Tuttavia, il numero dei donatori di sangue in Italia scende sempre di più, raggiungendo il record negativo dal 2009. Secondo dati del Centro nazionale sangue – presentati, insieme a una campagna di sensibilizzazione realizzata con il Civis, il Coordinamento delle associazioni di volontari del dono del sangue – mancano infatti all’appello ben ottomila donatori. Un’assenza che si traduce in un calo delle donazioni: nonostante siano state effettuate oltre tre milioni di donazioni, ce ne sono state 30 mila in meno rispetto all’anno precedente. Un fenomeno negativo che va avanti dal 2013, anno successivo al record stabilito con un milione e 740 mila donatori registrati. Nonostante tutto, l’Italia riesce a far fronte alle richieste grazie alla compensazione tra regioni. Molte persone donano il proprio sangue in seguito a malattie di familiari o ad appelli sporadici, soprattutto in occasione di calamità o gravi incidenti. Sono tuttavia più utili i donatori abituali, sia per il maggior numero di donazioni nel tempo, sia per i sistematici controlli cui vengono sottoposti a ogni donazione, sia per la loro maggiore responsabilizzazione nei riguardi di patologie trasmissibili per via ematica e non, immediatamente rilevabili con gli screening di routine.

Donare il sangue non danneggia l’organismo. Una borsa per le donazioni raccoglie 450 cc di sangue, una quantità che il corpo assume senza problemi quando siamo sani e che non causa alcun disturbo successivo. Il corpo lo rigenera in pochi giorni mentre continua con il suo lavoro abituale. Il processo di donazione dura circa quindici minuti ed è un processo sicuro, eseguito sotto la responsabilità di un’équipe medica. Tutto il materiale utilizzato è sterile e monouso. È impossibile trasmettere qualsiasi tipo di malattia durante questo processo. Il riconoscimento preliminare garantisce che il donatore soddisfi tutti i requisiti e che la donazione non costituisca alcun rischio per lui.

Per essere donatori bastano pochi requisiti, come riporta il sito dell’Avis: età compresa tra i 18 e i 60 anni (chiunque desideri donare per la prima volta dopo i 60 anni può essere accettato a discrezione del medico responsabile della selezione; è possibile continuare a donare fino ai 65 anni e addirittura 70, previa valutazione del proprio stato di salute); peso non inferiore a 50 chili; stato di salute buono; stile di vita senza alcun comportamento a rischio che possa compromettere la nostra salute e/o quella di chi riceve il nostro sangue. Comunque, l’idoneità alla donazione viene stabilita da un medico mediante un colloquio, una valutazione clinica e una serie di esami di laboratorio previsti per garantire la sicurezza del donatore e del ricevente.

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