miracoli

Un Mondiale preso al …volley

Il titolo mondiale conquistato nella pallavolo femminile dalla nazionale guidata da Julio Velasco è un’altra delle perle di cui lo sport italiano può menar vanto. Si tratta di un titolo che lì per lì si potrebbe considerare scontato, se si ricordano i recenti precedenti: vittoria olimpica a Parigi 2024 e trionfo nella VNL, la Nations League del volley. Come spesso avviene, nello sport, ma non solo, c’è voluto un pizzico di fortuna, che nell’occasione si è materializzato nella fase finale del mondiale con due vittorie “sporche”, vinte cioè senza giocare bene, come lo stesso CT ha ammesso: “Se in semifinale l’attacco di Gabi fosse stato 3 centimetri più alto o più a destra o più a sinistra, probabilmente avrebbe fatto punto e in finale ci sarebbe andato il Brasile”.

La storia di quella partita, e verosimilmente la storia della vittoria mondiale delle azzurre, è cambiata al time out nel tie break (lapidario ma fondamentale il suo “decidete cosa fare e fatelo bene”), come ha poi spiegato: “Io faccio l’allenatore e cerco di mettere le ragazze nelle migliori condizioni per fare la loro parte”. È proprio in questa frase, in questo concetto, che si intravvede la stessa identità di pensiero, la stessa “filosofia” che ricordo tra i granitici postulati di un altro grande tecnico, un tecnico d’antan, ma soprattutto un uomo, grandioso nella sua vicenda umana e sportiva: Nereo Rocco, di cui mi piace citare una frase (“Mi te digo cossa far, ma dopo in campo te ghe va ti”, io ti dico cosa fare, ma poi in campo ci vai tu…), che metteva in luce il suo stile, faceva capire ai giocatori qual era la sua volontà, e diceva in parole povere che si ha un bel cercare e adottare schemi, tattiche, strategie, ma poi alla fine chi gioca sono i calciatori. E qui ci sarebbe da rispolverare il vecchio ma sempre valido mantra dei “piedi buoni”, caro al mai dimenticato Fulvio Bernardini…

Il riferimento a “Paron Nereo” ci porta a ricordare l’augurio di Velasco alla Nazionale di calcio: “A Gattuso – ha detto il tecnico al rientro da una trasferta – faccio gli auguri per questo cammino azzurro. L’ho conosciuto, è un ragazzo straordinario. Da appassionato del calcio, posso dire che quando vinciamo tendiamo a esaltarci troppo, quando perdiamo, va tutto male. Non è così: ricordo – ha concluso Velasco, scoprendo, forse …l’acqua calda – che l’Italia ha vinto due Mondiali quando tutti dicevano che era un disastro”.