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UNA CHIESA DOMESTICA

in questo momento di grave emergenza sono tante le iniziative creative dopo la sospensione delle messe Da Nord a Sud le diocesi si sono attivate per rispondere in modo concreto alla pandemia

In streaming, on line, via chat e whatsapp, in tv, attraverso dirette su facebook. Il Coronavirus ha reso la Chiesa italiana e il popolo di Dio assai flessibile in termini di sacro e liturgia. Si sono moltiplicate infatti, a causa dei decreti governativi che di fatto hanno impedito lo stare insieme, le occasioni per pregare, meditare, da soli, in casa, in famiglia, la Parola di Dio.

In questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, papa Francesco ha chiesto a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo. Invitando tutti i capi delle Chiese e i leader di tutte le comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente il Padre Nostro il25 marzo a mezzogiorno, tutti insieme. Un’invoca-zione che non conosce tregua. Due giorni dopo, il 27 di marzo, ha presieduto un momento di preghiera sul sagrato della basilica di San Pietro, con la piazza vuota.

Un Triduo Santo e una Pasqua davvero strana, questa appena passata. Lontana dalle chiese ma vicina in intimità con Dio e in famiglia. Il decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti spiegava infatti come “dal momento che la data della Pasqua non può essere trasferita, nei paesi colpiti dalla malattia, dove sono previste restrizioni circa gli assembramenti e i movimenti delle persone, i vescovi e i presbiteri celebrino i riti della Settimana Santa senza concorso di popolo e in luogo adatto, evitando la concelebrazione e omettendo lo scambio della pace”.

Naturalmente la Chiesa italiana è stata ed è tutt’ora parte attiva nel processo di vicinanza solidale a chi soffre e a chi si è sentito in difficoltà a non poter celebrare la messa.

Concretamente la Cei ha stanziato 3 milioni di euro provenienti dall’otto per mille a favore della Piccola Casa della Divina Provvidenza-Cottolengo di Tori-no, dell’Azienda ospedaliera Cardinale Giovanni Panico di Tricase, dell’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina e, soprattutto, dell’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia.

A livello di accompagnamento spirituale, invece, ci sono state varie indicazioni. Con un decreto della Penitenzieria apostolica è stata concessa l’indulgenza plenaria ai fedeli malati di Coronavirus, agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che si prendono cura di essi.

In un momento in cui l’intera umanità è “minacciata da un morbo invisibile e insidioso che ormai da tempo è entrato prepotentemente a far parte della vita di tutti”, la Chiesa concede l’Indulgenza plenaria ai “fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della santa messa, alla recita del santo rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del santo padre), non appena sarà loro possibile”.

Anche la Cei, attraverso il sito web htpps://chiciseparera.chiesacattolica.it (all’interno cliccare sul link “sussidi”), consiglia un sussidio preparato dall’Ufficio Liturgico nazionale per la celebrazione della domenica in famiglia, in assenza dell’eucaristia. Una parrocchia di Roma, ad esempio, San Giuliano Martire, attraverso il suo parroco, osserva come “in questo tempo molte parrocchie si sono attrezzate per trasmettere la messa in streaming. Noi, ma anche alcune altre parrocchie sparse per l’Italia, abbiamo fatto una scelta diversa e cioè diffondere capillarmente a voi fedeli il sussidio preparato dall’Ufficio Liturgico Nazionale per la celebrazione domestica, cioè in famiglia, del Giorno del Signore. A un mezzo di comunicazione (la tv, lo streaming…) di fronte al quale non si può che essere spettatori passivi, preferiamo invogliarvi e indicarvi una modalità di celebrazione attiva, fondata sul sacerdozio battesimale di tutti i fedeli e che attualizza l’espressione Chiesa domestica”. A tal proposito, con un articolo del cardinale Farrell, prefetto per il dicastero dei Laici, la famiglia e la vita, su L’Osservatore Romano, l’affermazione Chiesa domestica acquista una nuova prospettiva.

“Questo è un tempo di pre-evangelizzazione – scrive il cardinale Farrell – nelle case e per mezzo delle case, come all’epoca delle prime comunità cristiane, durante il quale il Signore ci invita a riunirci come famiglie, a pregare insieme, intorno a una candela accesa, per ricordarci che c’è Qualcuno che ci tiene uniti e che, in questo frangente di smarrimento, ci vuole bene. Un tempo che ci permetterà poi di tornare a celebrare nelle Chiese, più consapevoli e forti della presenza di Gesù nelle nostre vite quotidiane. Sforziamoci, dunque, di cogliere l’invito che ci rivolge il Signore nelle nostre case: riuniamoci, come famiglia, la domenica, per celebrare in modo più solenne quella liturgia domestica che abitualmente, in virtù della presenza di Gesù, si compie attraverso i gesti tra gli sposi (i gesti d’amore vissuti nella storia di una coppia di coniugi), diventano una ‘ininterrotta continuità del linguaggio liturgico’, e la vita coniugale diventa, in un certo senso, liturgia” (Amoris Laetitia 215).

Come farlo è semplice. Possiamo ritrovarci tutti insieme in una stanza, spiega sempre Farrell, recitare un Salmo di lode, “chiederci perdono a vicenda con una parola o un gesto tra coniugi e tra genitori e figli, leggere il Vangelo della domenica, esprimere un pensiero su ciò che la Parola suscita in ciascuno, formulare una preghiera per le necessità della famiglia, di coloro che amiamo, della Chiesa e del mondo. E infine, affidare alla cura di Maria la nostra famiglia e ogni famiglia che conosciamo”.

In streaming, on line, in tv. Ma anche in casa. Soprattutto in casa. La Chiesa domestica non ha paura di rimodellare esigenze spirituali e liturgiche, nel solco del Concilio Vaticano II.

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