Dalle fonti emerge un giovane dotato e determinato, naturalmente portato a distinguersi negli studi e nella vita sociale, capace di orientare questa energia verso un cammino di disciplina e santità
Checchino non è inquadrabile. Ha una personalità poliedrica: non eccelle in una sola disciplina, ma possiede abilità in campi totalmente diversi, se non addirittura contrapposti. È una persona dalle “molte facce” e gli piace primeggiare in ogni ambito.
Nel 2024 padre Tito Paolo Zecca, passionista, ha pubblicato una biografia dal titolo San Gabriele dell’Addolorata, un ragazzo fatto di fuoco, particolarmente interessante anche per la ricca e preziosa documentazione. Mi permetto di estrapolare alcune dichiarazioni di autori inclusi nel volume.
Comincio con Pietro Gorla, uno dei primi biografi di san Gabriele. Nel 1932 pubblicò San Gabriele dell’Addolorata, una biografia che può ritenersi fondamentale per chi voglia conoscere meglio il Santo del Gran Sasso. Anche lui, come monsignor Stanislao Battistelli, ebbe l’opportunità di intervistare Michele Possenti, fratello di san Gabriele. Tra le domande che gli pose, ve ne sono alcune che stimolano maggiormente l’intervistato a fornire risposte illuminanti sulla vita di Checchino. Ne riportiamo alcune.
- Col cuore? Michele risponde: “Aveva un cuore fatto per amare con nobiltà, per espandersi: pieno di affettuosità sincere, facile a commuoversi, pronto a sorgere in difesa di chi soffriva”.
- Che inclinazioni aveva? Michele: “A brillare in società, e vi brillava davvero senza sforzo, senza posa, con un’istintiva dignità e con una sorridente modestia che lo rendeva ancor più amabile. Dio gli aveva dato un bell’ingegno, un bel cuore, una memoria felicissima e una prontezza di spirito arguto che lo faceva desiderare nelle conversazioni e nei trattenimenti delle famiglie amiche di Spoleto. I compagni di studio non potevano staccarsi da lui, ed egli se ne era scelti specialmente alcuni, ai quali apriva di preferenza il suo cuore. Ciò che aumentava il pregio di queste belle doti era una vena di religiosità severa, una profonda pietà, che lo distinsero fin da bambino”.
Qualche mese fa ho trascritto un’importante analisi su san Gabriele redatta da padre Girolamo Moretti, grafologo e fondatore della grafologia. Nella biografia di Tito Zecca troviamo un’altra rilevante analisi, realizzata dal grafologo Livio Zanin, discepolo del Moretti. Zanin offre una descrizione quasi fotografica di Checchino, cogliendone i chiaroscuri: “La perizia grafologica di Livio Zanin porta a questa conclusione: “Un gioco di forze le sue che ora si attraggono ed ora si respingono, poi si richiamano, si fondono, per sciogliersi ancora ed ancora riarmonizzarsi, onde collaborare insieme fino a compiersi in un’unica energia psichica vitale profonda che spinge l’io alla distinzione di sé, ad assumere un posto preminente tra gli altri… Tuttavia questo avviene in maniera semplice e non apparente, ma pur sempre ferma, costante, intraprendente, che vuole la sua gratificazione in tutto. Solo la sua tenace volontà, l’educazione sana e la grazia divina hanno potuto correggere certe deviazioni interiori alle quali era inclinato per natura e orientare così le doti buone sul cammino della crescita… Ma quante rinunce, quanta lotta con sé stesso e quanta sofferenza avrà dovuto sostenere per arrivare, in appena sei anni di vita religiosa, alla maturazione e a quella santità!”.
Per quanto riguarda le doti intellettive di Checchino, riporto un giudizio espresso dal sacerdote Enrico Gasparrini, uomo di vasta cultura e studioso di lingua e letteratura latina. Negli anni Sessanta del secolo scorso, in occasione del Centenario della morte di san Gabriele, Gasparrini condusse una ricerca sui documenti scolastici del Collegio dei Gesuiti di Spoleto. Dopo diversi tentativi, riuscì a trovare il materiale, ben custodito, nella Biblioteca Comunale di Spoleto. Fra gli incartamenti rinvenne anche i saggi che gli studenti più abili declamavano davanti ai professori e ai genitori durante la premiazione di fine anno. Francesco Possenti appare sempre tra i premiati.
Gasparrini fornisce il suo giudizio critico in una nota introduttiva alla pubblicazione del materiale rinvenuto, nel volume Fonti storico-biografiche di San Gabriele dell’Addolorata, a cura dei padri Natale Cavatassi e Fabiano Giorgini. Con uno stile fluido e di grande potenza espressiva, mette in risalto le qualità intellettive di Checchino. Trascriviamo alcuni passaggi:
“La formazione culturale di Francesco Possenti può presentarsi finalmente anche con le coloriture del dettaglio e dell’episodio: la flessione subita nel primo anno di Umanità, documentata dall’elenco del 1852, assieme alla brillante ripresa dell’anno seguente, scrive nella vita di Gabriele il segno di un’ascesa faticosa e di un’adolescenza tormentata”.
“Il programma sulle Georgiche di Virgilio, scelto liberamente nel 1853, getta nuova luce sulla lirica sensibilità del suo spirito… Nella vita di S. Gabriele, trascorsa quasi tutta sui banchi di scuola, basta sottolineare le dimensioni straordinarie di un iter ove la cultura e l’ascesi, mediante una criteriata selezione dei testi come quelli studiati dal Possenti, sembrano connettersi e quasi condizionarsi, con il medesimo rapporto che intercorre fra classicità e cristianesimo…”.
“In altri termini – continua Gasparrini – lo stato religioso abbracciato permise al giovane Possenti di percorrere un itinerario studentesco eccezionale, proprio perché poté integrare gli studi classici e filosofici con una visione teologica della vita e della storia”.