di Raymond Chandler, traduzione di Gianni Pannofino,
ed. Adelphi, pp. 296, euro 20,00
Raymond Chandler è stato anche, tra le altre cose, uno sceneggiatore. Ha scritto per registi come Billy Wilder e Alfred Hitchcock e, nelle sue esperienze tra i contorni di Hollywood, ha conosciuto un ambiente che non è mai riuscito ad apprezzare. La diffidenza per gli interpreti dell’industria compare saltuariamente nella sua produzione narrativa, spesso attraverso personaggi che ne incarnano i vizi e ne occultano le virtù. Accade anche per alcuni dei protagonisti de La sorellina, incastrati in una rete di ricatti e violenze si stringe progressivamente, davanti a un Philip Marlowe che stavolta fatica a stare al passo: ogni sua mossa sembra giungere inesorabilmente in ritardo.
La trama è tra le più intricate di Chandler, i dialoghi tra i più manierati. Le atmosfere sono invece quelle, inconfondibili, del maestro del genere hardboiled: “Sono andato in ufficio, ho aperto la porta e ho annusato l’aria già più volte respirata e la polvere. Ho aperto una finestra e ho inalato l’odore di fritto che saliva dalla tavola calda. Mi sono seduto sulla scrivania e ho tastato il pulviscolo con i polpastrelli. Ho caricato una pipa, l’ho accesa, mi sono appoggiato all’indietro e ho guardato in giro”.