Tomba di San Gabriele

UNA TOMBA SORGENTE DI VITA

Tra i luoghi più cari ai devoti di Gabriele c’è la tomba all’interno dell’antico santuario, dove il giovane santo venne deposto il pomeriggio del 28 febbraio 1862. Su di essa germogliano grazie a non finire, fioriscono miracoli stupendi. Su di essa i pellegrini vengono a seppellire dolore e angoscia, si fermano a depositare invocazioni e preghiere perché sanno che quel sepolcro profuma di vita ed è sorgente di grazia. Per tanti coricarsi su quella tomba è il sogno più lungamente accarezzato.

Per molti malati Gabriele rappresenta l’ultima speranza; per altri addirittura l’unica speranza. E spesso l’attesa non è delusa: il miracolo bacia un cuore in pena o rinnova un organismo dato per finito. Molti vi lasciano biglietti con le richieste di grazie; altri vi appoggiano le proprie foto o quelle di persone care invocando una particolare protezione di Gabriele. Sono molte le grazie ottenute assumendo le polveri raccolte nel sepolcro. La fioritura dei miracoli inizia con l’esumazione del corpo di Gabriele avvenuta nell’ottobre del 1892.

Il primo gennaio 1893 padre Germano Ruoppolo, stupefatto testimone oculare e futuro direttore di santa Gemma Galgani, scrive al superiore generale dei passionisti: “I miracoli e le grazie accadute sulla tomba di Gabriele dallo scorso 18 ottobre fino a questa mattina primo gennaio, sono innumerevoli e tutti autentici con le testimonianze di medici e di intere popolazioni. Quelli di primo ordine sono già più di dieci tra i quali due ciechi nati, guariti istantaneamente”. E dopo due anni lo stesso padre Germano scriverà: “Ho pianto vedendo il soprannaturale all’ordine del giorno sulla tomba di Gabriele”.

La pietra che chiude il sepolcro sarà continuamente e devotamente raschiata dai pellegrini che vogliono ad ogni costo portarsi via un ricordo della loro visita al santo. Per evitare che venga consumata del tutto, in seguito si sarà costretti a sostituirla con un coperchio di vetro e ferro e collocarla al sicuro nel museo del santuario; ora è lì testimonianza eloquente dell’amore commovente e forte di tanti devoti del santo.

Con il passare degli anni la sorgente di grazie non si è mai inaridita. È ancora viva e fresca. Non è raro vedere le mamme adagiare i propri bambini malati sulla tomba di Gabriele e iniziare con il santo un colloquio con parole e preghiere che soltanto loro conoscono. Spesso il piccolo si addormenta; allora la mamma trattiene il respiro. Arriva forse il miracolo? Sì; il bambino sorride e si sveglia guarito.

p. Pierluigi Di Eugenio
per L’ECO di San Gabriele, Giugno 2006, p. 77

7 Ottobre 2025