Molti gli ostacoli per gli italiani che vogliono avere figli. E intanto il calo delle nascite prosegue inesorabile. Urgente invertire la rotta. Cresce l’esodo delle nuove generazioni all’estero e la popolazione è scesa sotto i 59 milioni.
“Siamo un paese che non si rigenera”. È lapidaria la constatazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pronunciata durante l’inaugurazione degli Stati Generali della Natalità, svoltisi il 27 e 28 novembre scorsi a Roma. Un Paese che non si rigenera fa sempre meno figli, invecchia: un Paese in declino?
Il calo delle nascite prosegue inesorabile. I numeri non lasciano scampo: nel 2024 sono nati circa 370.000 bambini, quasi 10.000 in meno rispetto al 2023. Il confronto con il passato è impietoso: solo vent’anni fa, in Italia nascevano oltre 550.000 bambini all’anno.
La tendenza non accenna a invertirsi. Stando ai dati provvisori Istat relativi ai primi sette mesi del 2025, le nascite registrano un ulteriore calo di circa 13.000 unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Italia è in pieno “inverno demografico”, un’emergenza che interpella il Governo e l’intera società.
Anche il numero medio di figli per donna ha toccato un minimo storico: nel 2024 si è attestato a 1,18, in flessione rispetto all’1,20 del 2023. Le stime preliminari per il 2025 lasciano presagire un’ulteriore contrazione. È confortante che la speranza di vita degli italiani sia tra le più alte al mondo (83,4 anni), tuttavia oggi contiamo già un giovane ogni due anziani. Di questo passo, secondo le proiezioni Istat, nel 2050 ci saranno 300 anziani ogni 100 giovani. Chi sosterrà il sistema pensionistico e sanitario e affronterà le sfide dell’intelligenza artificiale?
Le conseguenze sono già visibili: al 1° gennaio 2025 la popolazione residente è scesa sotto i 59 milioni. Un dato che rende evidente come, nell’immediato, il Paese non possa fare a meno di flussi migratori regolari per sostenere il sistema produttivo. Tuttavia, a pesare non è solo il saldo naturale negativo, ma anche l’emorragia di capitale umano: crescono gli espatri di italiani, soprattutto giovani e istruiti, attratti da stipendi più alti e condizioni migliori. Proprio questo tema è stato al centro degli Stati Generali: “Cambiare Paese o cambiare il Paese?”. A ciò si aggiunge che l’Italia ha una percentuale di laureati tra le più basse d’Europa, mentre la quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – pur in lieve calo, resta allarmante (circa il 16%, contro una media UE dell’11%).
Mattarella ha sottolineato che i giovani, “non per loro responsabilità, vengono messi in condizione di rischiare di essere in costante ritardo: in ritardo nel trovare un’occupazione stabile, nell’essere autonomi, nell’avere accesso a una casa, nel metter su famiglia”.
Ognuno è libero di non avere figli, ma il problema sorge quando non è libero di averli chi li vorrebbe. In effetti gli ostacoli sono enormi: salari bassi, affitti proibitivi, carico fiscale elevato e servizi per l’infanzia insufficienti. Pochissime le aziende con asili nido interni. La gioia di diventare genitori è una corsa a ostacoli che penalizza sproporzionatamente le donne. Eppure circa il 70% dei giovani sogna una famiglia. La genitorialità deve tornare a essere una scelta libera, non un rischio economico.
Gianluigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, ha proposto un’Agenzia per la Natalità, un ente operativo per rafforzare il dialogo tra pubblico e privato e garantire stabilità alle politiche familiari. Alcune misure del Governo vanno nella giusta direzione, ma il più resta da fare. “Non siamo condannati al declino”, ha affermato il presidente Mattarella. È possibile invertire la marcia. Un bel segnale viene da Monterosso Grana, un comune di 550 anime, nelle valli cuneesi, destinato allo spopolamento: nel mese di novembre sono nati cinque bambini. Parola di papa Francesco: “La natalità è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo”.