250 anni dalla morte di san Paolo della Croce
Questa è la promessa che ha lasciato ai passionisti, di allora, di oggi e di domani. Una lunga vita spesa nella predicazione missionaria e nella fondazione della congregazione di cui san Gabriele è il santo più conosciuto
di padre Giuseppe Adobati Carrara C.P. *
Il 18 ottobre 2025 ricorre il 250° anniversario della morte di san Paolo della Croce, giunta al termine di una lunga vita (81 anni), spesa nella predicazione missionaria e nella fondazione della congregazione dei passionisti di cui san Gabriele è il santo più conosciuto.
Questa ricorrenza ci riporta a Roma, nella sua camera del ritiro dei Ss. Giovanni e Paolo, dove egli trascorse gli ultimi anni della sua vita, sempre più appesantito dalla malattia e sofferenza.
Quando era ormai gravemente malato, era solito dire a chi lo accostava: “Io non voglio né vivere né morire, ma solo quello che vuole il mio buon Dio”; “Io muoio contento…”.
Il giorno stesso della sua morte, a poche ore dalla sua agonia finale, fu visitato dal vescovo passionista monsignor Tommaso Struzzieri, a cui disse: “Mi consolo nel vederla in buona salute!”, raccomandandosi con i confratelli che si facesse una degna accoglienza all’illustre ospite. San Paolo della Croce, benché moribondo e sfinito, sapeva esser attento a quanto stava accadendo attorno a lui, manifestando quella cura e paternità che sempre ebbe durante la vita.
L’anniversario della sua morte è l’occasione per entrare nello sguardo che egli ebbe sul futuro della congregazione, dove la morte non era vista come un’inevitabile fine, ma come l’inizio di un nuovo tempo. “Io vi lascio e vi starò aspettando tutti nel santo Paradiso dove pregherò sempre…”. Questa è la promessa che san Paolo della Croce ha lasciato ai passionisti, di allora e di oggi (e di domani), avvolgendoci tutti nella sua “paziente attesa e preghiera”.
La certezza della sua preghiera e intercessione, non elimina la nostra diretta responsabilità di vivere con fedeltà la vocazione passionista, per dare futuro alla congregazione.
Da quel “18 ottobre” sono passati 250 anni di storia, lungo i quali il numero dei passionisti è andato crescendo, fino a toccare il massimo di quasi 6.000 religiosi (nel 1965), allargandosi gradualmente ai cinque continenti, per poi, invertire la tendenza, riducendosi oggi a circa 1800 religiosi, operanti in 61 nazioni.
L’andamento dei “nostri numeri” può effettivamente suscitare preoccupazione per il futuro della congregazione, ma noi non abbiamo il potere di “garantirci un futuro”, ma solo il compito di tener viva la “missione passionista” per cooperare “alla salute delle povere anime dei prossimi”, facendo “memoria della Passione di Gesù Cristo” con l’annuncio della sua Misericordia.
Siamo ben consapevoli di quanto sia difficile oggi “convertire” la gente, sempre più dimentica dell’Amore di Dio e “vittima” di una cultura materialista, ma l’esempio e la preghiera del nostro fondatore ci sostiene e ci incoraggia. Infatti, questi 250 anni di vita passionista, hanno donato a noi e alla Chiesa la santità di confratelli e consorelle riconosciuti “eroici” nella loro fedeltà alla vita cristiana e religiosa, in tempi e contesti diversi.
Sappiamo che i santi in Paradiso non dormono, ma accompagnano la nostra storia con la loro preghiera e intercessione. Conosciamo bene “la vivacità” di san Gabriele dell’Addolorata che, da molti anni, è mediatore di grazie e miracoli, e sappiamo che il nostro fondatore è sempre con noi, dentro il nostro impegno missionario. Per questo accogliamo la sua parola e testimonianza come luce e sapienza per il nostro tempo.
Ai passionisti, religiosi, religiose e laici, il compito di metter in pratica, ogni giorno, quanto san Paolo della Croce ci ha consegnato: “Prima di ogni altra cosa raccomando premurosamente l’osservanza di quel ss.mo ricordo dato da Gesù Cristo ai suoi discepoli: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.
* Superiore generale della congregazione dei passionisti.