Colum McCann, Traduzione di Marinella Magrì,
Feltrinelli, pp. 528, euro 15,00
Si definisce apeirogon un poligono con un numero infinitamente numerabile di lati; visto da lontano, assomiglia a un cerchio, pur essendo composto da segmenti retti. Il titolo del romanzo racchiude bene la realtà molteplice e spezzata che mette in scena, raccontata attraverso il susseguirsi di 1001 frammenti di testo – come i racconti de Le mille e una notte, più volte citati – dentro cui si intrecciano le storie (vere) di Rami Elhanan, israeliano, e Bassam Aramin, palestinese. Due uomini che il conflitto avrebbe dovuto separare e che invece ha unito nel modo più crudele: le loro figlie, Smadar e Abir, sono state uccise dalla guerra a distanza di dieci anni. Appartengono al gruppo del Parents Circle-Families Forum, l’associazione che riunisce famiglie israeliane e palestinesi che hanno perso i loro cari nel conflitto.
Ripubblicato da Feltrinelli nella collana che celebra i 70 anni dell’Universale Economica, Apeirogon è un romanzo doloroso e un saggio ampiamente documentato, un diario aperto e una lettera al futuro; un promemoria per non arrendersi al determinismo più buio, e ricordare che, per quanto improbabile possa sembrare, da qualche parte bisognerà ricominciare.