Ali Smith, Traduzione di Federica Aceto
SUR, pp. 225, euro 18,00
La storia dei giovanissimi Bri e Rose si inserisce nel filone del romanzo distopico con diversi elementi di originalità. Si tratta anzitutto di una distopia “mitigata”, in cui le minacce del domani si confondono con quelle, fin troppo concrete, dell’oggi. In un mondo governato dai dati e sottoposto a un controllo costante attraverso telecamere, telefoni e dispositivi “intelligenti”, a sfuggire al sistema sono pochissimi: i cosiddetti non verificati, tra cui i due bambini.
Costretti a separarsi dalla madre e da Leif, i due vivono nascosti in una casa abbandonata ai margini della città. Qui incontrano Gliff, un cavallo destinato al macello che, con la sua sola presenza, “porta l’idea di un mondo possibile”.
Tra le riflessioni di Bri, voce narrante del romanzo, affiorano spesso citazioni da Il mondo nuovo di Huxley; ancora più incisive, però, sono le sue osservazioni (come quelle di Rose) su una realtà che sembra aver spento l’unica fiamma che i due bambini tentano ostinatamente di tenere viva: quella del pensiero critico.