di Giusy Sardella, Fazi Editore – pp. 228, euro 18,00
Al suo esordio narrativo, Giusy Sardella costruisce un romanzo dalla forte connotazione sensoriale, una storia di corpi in lotta ambientata in un Abruzzo appartato e ancestrale, tra paesini nascosti ai piedi del Gran Sasso. In filigrana si riverbera l’orrore della Seconda Guerra Mondiale, mentre al centro della scena si muovono incerti Angela e Nino, rispettivamente zia e nipote, costretti a fare i conti con una comunità che teme la differenza più della violenza.
La scrittura è materica, tattile, rende palpabile l’inquietudine della storia e dei protagonisti. Il tema dell’amore – malfatto, come spiega il titolo, o comunque imperfetto, represso, in ogni caso mai salvifico – si intreccia a quello della vergogna sociale con una coerenza che sostiene l’impianto del romanzo. Il ritmo, a tratti compassato (come quello delle vite e dei luoghi che evoca), lascia la narrazione in un clima di sospensione prolungata, dove l’accumulo di cariche emotive si traduce in un continuo rincorrersi di accenti sensoriali.