Ho camminato tante volte lungo le vie strette e nervose dell’antica Spoleto. Pietre visitate dal vento e dalla storia di uomini e donne dal carattere forte e determinato. Poi, d’improvviso, come lo scenario di un grande teatro, si apre il palcoscenico di una grande scalinata che va a morire ai piedi del Duomo, dedicato a Maria Assunta, la patrona della città.
Francesco Possenti conosceva bene questi angoli di Spoleto, anche se era nato ad Assisi, che di saliscendi, piazzette e balconi fioriti ne ha in abbondanza.
Penso ai tanti uomini e alle tante donne che lasciano la loro terra e le loro radici in cerca di un futuro migliore oppure, come nel caso del Possenti, diverso. Il cuore fa fatica ad abituarsi ai colori e ai sapori di una terra che rimarrà sempre straniera, anche dopo cent’anni.
Assisi e Spoleto: un’avventura che sembrava destinata a finire in un fazzoletto di terra umbra, fra stradine antiche che d’inverno la tramontana ancora avvolge e accarezza. Quei sogni e quelle speranze che aspettavano solo il tempo adatto per realizzarsi, ma che invece avrebbero avuto un finale a dir poco sorprendente.
Era il 22 di un agosto particolarmente afoso dell’anno 1856. Spoleto era vestita a festa e una processione scivolava lenta e solenne per le vie della città con la celebre icona mariana venuta da lontano. La gente pregava e si accalcava lungo il percorso, mentre le tovaglie ricamate salutavano il passaggio della Vergine. Quella icona sacra conosce ad uno ad uno i suoi figli spoletini, sia di ieri sia di oggi.
Francesco era lì con un gruppo di amici chiassosi e impertinenti, e forse aveva anche una certa fretta per via dell’orario. Ma gli occhi di quella icona aspettavano proprio lui, il ballerino che tutta Spoleto invidiava e che tante ragazze della città sognavano perdutamente. Uno sguardo dolcissimo, di quelli che trafiggono il cuore e che non puoi dimenticare. E soprattutto quelle parole che avrebbero cambiato per sempre la sua vita: “Francesco, tutto questo non è per te. Lascia ogni cosa perché mio Figlio ti vuole tutto per sé”.
Una manciata di secondi che ai suoi compagni sembrarono un’eternità: “Forza Francesco, vieni che si fa tardi e il giorno è ancora tutto da godere”. Parole irriverenti e sbarazzine, piene di progetti e di avventure da vivere insieme e in allegria. Francesco, per un momento, pensò che il destinatario di quello sguardo non fosse lui; forse era diretto a Fabio, Daniele, Aldo, gli amici di sempre e di tante notti passate a interrogare le stelle. Ma il cuore e la mente di Francesco non ebbero dubbi: le parole della Vergine lo lasciarono in una pace infinita e divennero come una casa che aspettava soltanto di essere abitata. La Madonna, sotto il titolo dell’Assunta, chiamava proprio lui, l’inquieto sognatore di casa Possenti. È bastato quello sguardo a dare pace al suo cuore e a rispondere alle tante domande che da tempo lo interrogavano. Come figure eteree disegnate in un fondale marino, ora ti rendi conto che la sua è, in fondo, la stessa avventura capitata a Paolo di Tarso, Francesco d’Assisi, Paolo della Croce, Chiara e tanti altri. Sono le sorprese di Dio, sospinte da quel vento dello Spirito che “soffia dove vuole e quando vuole” (Gv 3,8). Inaspettato ed entusiasmante, continua a soffiare anche sull’uomo di oggi.
Tu che leggi non tirarti indietro: fai come Francesco, il futuro san Gabriele, e vai avanti senza voltarti. Il suo esempio è luce intensa sul cammino dei giovani e non solo.